Massima attenzione: presenza di metafore
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Le metafore, tanto utili ed efficaci nella comunicazione nella propria madrelingua, rappresentano, però, una pericolosa insidia nel caso di comunicazione tra persone di diversa cultura e lingua. Le metafore sono infatti espressione della propria cultura, conoscenza, tradizione, memoria storica, molto diversa, in genere, dalle altre. Le metafore non si possono tradurre e comunque, anche se tradotte, non sarebbero comprensibili in altre lingue. Ne possiamo avere una conferma quotidiana nella nostra provincia nella interazione con cittadini che parlano italiano, tedesco, ladino e tante altre lingue ancora.
„Non me ne importa“ è comprensibile ad ogni italofono, non altrettanto sarebbe l’espressione tedesca: „questo mi è salsiccia“ (das ist mir Wurst). „Adesso dobbiamo fare le cose per bene“, è un’espressione molto chiara, non altrettanto „Fare i chiodi con le teste“ (Nägel mit Köpfen machen).
Noi usiamo moltissime metafore, aumentando l’efficacia della nostra parola o dei nostri scritti, senza renderci conto, però, che esse possono diminuire la comprensibilità del nostro messaggio per i suoi destinatari.
Altrettanto dicasi per le cosiddette „battute“, in uso generalizzato nel linguaggio italiano. L’ironia ed il sarcasmo sono il sale delle nostre conversazioni, ma al contempo fonte di incomprensioni, equivoci e non raramente di conflitti. „Scusami era solo una battuta“, non aiuta a recuperare una conversazione interrotta malamente da chi si è sentito offeso da quelle parole. A proposito, non si trova un equivalente della parola „battuta“ nel vocabolario italiano-tedesco.
Molte metafore non sono soltanto incomprensibili, ma anche inopportune viste le diverse percezioni della Storia: „E' stata una Caporetto“ (Una tragica sconfitta per gli uni, ma una travolgente avanzata per gli altri), „Parlo Arabo?“. La figura del Kaiser è associata tra i germanofoni al superlativo, mentre in lingua italiana è un dispregiativo: „Kaiserwetter=tempo meraviglioso“, „Kaiserschmarrn=dolce con uova ed uvetta più ricco dell’ordinario, diffuso in tutta l’area dell’ex impero dell’Austria-Ungheria“. Di contro nella lingua italiana l’attributo „del Kaiser“ è nettamente un dispregiativo denigratorio: „Non capisci un Kaiser“ „non vale un Kaiser“.
Ci sono poi metafore particolarmente pericolose e dannose per la convivenza nel nostro territorio e che possono alimentare nuove incomprensioni. Dobbiamo saper immaginare quale diverso impatto hanno espressioni come „Apartheid“, „gabbie etniche“, „catasto etnico“ „mistilingue“- usata al posto di bilingue. O l’abuso del termine „maso chiuso“ per esprimere arretratezza e chiusura mentale.
Dobbiamo anche essere consapevoli che molte metafore tradizionali non sono rispettose di valori e della accresciuta sensibilità dei nostri interlocutori. Siano esse riferite ai generi, alle religioni, alle identità etniche, agli animali. Usiamole con l’attenzione necessaria. Le donne non sono „Il sesso debole“. Gli uomini lavorano, „le donne stanno a casa“, espressioni che riproducono stereotipi e pregiudizi.
Lasciamo pure stare anche „le Crociate“, termine usato a sproposito per definire campagne ed iniziative delle più diverse nature.
Le metafore zoologiche rischiano di urtare la suscettibilità delle molte persone impegnate per i diritti degli animali e vegetariane: quindi non „tagliamo la testa al toro“, non „vendiamo la pelle dell’orso prima di averlo catturato“, però rallegriamoci per aver trovato „la gallina dalle uova d’oro“.
E qui chiudo altrimenti mi dite „vai a quel paese“, „geh zum Kuckkuck- vai dal cuculo“, „va a puc-vai a ciorciole (ladino)“, „go fishing- vai a pescare“.
Contributo pubblicato dalla…
Contributo pubblicato dalla rivista INCIPIT, Associazione Scrittrici e Scrittori Bolzano, ASB