Politics | Elezioni politiche

Il non voto dei fuori sede

Il 4 marzo studenti e lavoratori “fuori sede” non potranno votare in un Comune diverso da quello di residenza. E la loro astensione potrebbe andare a scapito del M5S.
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Foto: web

Giuseppe, neolaureato in economia a Pisa, alla fine andrà a votare. Il suo coinquilino Ivan, studente alla stessa facoltà pisana, no. Sono entrambi siciliani, 26 anni il primo – da poco assunto in un'azienda operante in Toscana – e 23enne il secondo. Sono elettori fuori sede impossibilitati a votare nella città dove sono domiciliati – all'interno dei confini nazionali non è previsto il voto per posta. Ed entrambi sono elettori del Movimento 5 Stelle. Ma la titubanza di Giuseppe è stata superata solo da un calcolo pratico: il suo primo contratto di lavoro, quello del “periodo di prova”, scade proprio il giorno delle elezioni. Dopodiché prendersi le ferie sarebbe stato più difficile. Perciò tornerà a casa, in Sicilia, la domenica del rinnovo di Camera e Senato, anziché restare a Pisa assieme a Ivan, come già accaduto a novembre per le elezioni regionali siciliane. Rientrando nel cosiddetto “partito dell'astensione”, vincitore assoluto in Sicilia. Più di un elettore su due, il 53,24% degli aventi diritto al voto, non si era presentato alle urne per eleggere il nuovo governatore e i parlamentari dell'assemblea regionale siciliana. Il candidato presidente del Movimento 5 Stelle è stato battuto per un soffio dal candidato del centrodestra.

Niente rappresentanti di lista

Giovani, studenti universitari, del Sud: uno dei profili tipo dell'elettore 5 Stelle. È vero: a fine febbraio finiscono gli esami e le possibilità di tornare a casa, per chi ancora studia, aumentano. Ma non tutti sono così motivati. Anzi, sembra che i più motivati siano gli elettori di sinistra (“sono più educati al voto”, sostengono Giuseppe e Ivan) e qualche berlusconiano. Elettori di partiti “tradizionali”, insomma. “Se scendo, il mio voto va sicuramente ai Cinque Stelle” ribadisce Ivan, ma il volo costa e in treno “è un inferno di 40 ore”, come racconta a “La Stampa” uno studente originario della provincia di Messina: “Per i voli aerei con Alitalia finora rimborsa fino a un massimo di 40 euro, per le elezioni regionali ho speso comunque 70 euro di tasca mia” racconta Davide al giornale torinese. Stavolta non si potrà votare fuori sede come al referendum costituzionale e a quello sulle trivellazioni, iscrivendosi negli elenchi dei rappresentanti di lista nominati dai comitati referendari e dai partiti politici. A questo giro non si tratta di barrare “sì” o “no” su scala nazionale, ma di scegliere tra i candidati del proprio collegio. Impossibile per il Ministero dell'Interno gestire schede elettorali “sparse” su tutto il paese.

L'emendamento bocciato

Lo scorso autunno, quando il Parlamento varò la legge elettorale “Rosatellum bis”, fu lanciato l'appello #iovotofuorisede per consentire agli studenti e lavoratori fuori sede di poter votare nelle città in cui studiano o lavorano, ovvero in un Comune diverso da quello di residenza: “Non possiamo essere più costretti a lunghi viaggi solo per esercitare un diritto costituzionale, troppo spesso la nostra astensione è forzata e non voluta”. L'emendamento per l’“early voting”, la possibilità di votare nei giorni che precedono le elezioni via posta o in un seggio allestito nel comune di domicilio, è stato bocciato per “evitare rischi di brogli e manomissioni”, spiega il Viminale. A ottobre era stato accolto un ordine del giorno per assicurare il voto ai fuori sede: il Governo si era assunto l’impegno di intervenire con urgenza attraverso un decreto per mettere in atto misure che lo consentissero.

Cittadini italiani di serie B?

Come noto, questo diritto è garantito ai cittadini italiani temporaneamente all'estero. In Italia, invece, sono previste agevolazioni per tornare a votare nel luogo di residenza con il trasporto aereo o ferroviario, e alcuni affronteranno viaggi della speranza perdendo un giorno di lezione all’università, o chiedendo un giorno di ferie. Come riporta Possibile, i numeri di cui si parla sono pesantissimi: secondo Bankitalia circa 1.500.000 lavoratori “pendolari di lungo raggio”. 300mila gli studenti che hanno il domicilio in una regione diversa da quella di residenza: il 77% dei giovani lucani, il 78% dei valdostani, il 68% dei molisani, il 53% di trentini e sudtirolesi, il 41% dei calabresi, il 37% dei pugliesi, e il 32% dei sicilianisecondo i dati del Miur. Saranno numeri sufficienti a incidere sul risultato complessivo delle elezioni? Ivan e Giuseppe ne sono convinti: “Tantissimi giovani siciliani non andranno a votare”.

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Alessandro Stenico Thu, 02/08/2018 - 23:25

Effettivamente la materia è complicata, difficile da gestire a livello nazionale, senza il rischio di brogli. Se si optasse per il voto per corrispondenza si dovrebbero modificare i tempi di tutte le operazoni preliminari, ancora oggi non compaiono le liste dei candidati, mancherebbero i tempi tecnici di spedizione del materiale e di ritrasmissione ai comuni dei plichi con le schede votate, ecc.......
Ricordo inoltre che gli studenti che si trovano temporaneamente all'estero potranno votare per i candidati dei vari colleggi esteri (Europa, Asia, ecc) e non per i candidati della circoscrizione in cui risultano residenti.
La provincia di Bolzano per quel che le compete (elezioni o referendum prov.li), ha istituito il voto per corrispondenza per chi è temporaneamente fuori provincia, sia nel territorio nazionale che all'estero, e ha funzionato egregiamente sia in occasione di referendum provinciali che di elezioni del Consiglio provinciale, ma la nostra è un'altra realtà difficile da prendere come esempio a livello nazionale.

Thu, 02/08/2018 - 23:25 Permalink