Remigrazione autorizzata
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“Su questo tema ho già detto molto. Le autorizzazioni competono alla Questura”. Taglia corto il sindaco di Bolzano Claudio Corrarati, rispondendo alla domanda di SALTO se non sia preoccupato per l’annunciata manifestazione del 28 febbraio in piazza Vittoria a Bolzano, indetta due settimane fa dal Comitato nazionale “Remigrazione e Riconquista”. “Bolzano non merita quel corteo” aveva dichiarato in Consiglio comunale il primo cittadino, tra gli applausi delle opposizioni – ma da quel momento in Municipio è calato il silenzio sull’argomento. Anche il chiarimento chiesto dalla SVP sembra essersi tradotto in un nulla di fatto.
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Dopo Brescia e Piacenza, si tratta della terza piazza nazionale chiamata dalle sigle di estrema destra che promuovono una legge sulla “remigrazione” – ovvero CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e Rete dei Patrioti. I due appuntamenti lombardi, rispettivamente a dicembre e gennaio, hanno avuto pressoché lo stesso copione: da un lato la mobilitazione neofascista a suon di tricolori, dall’altro i contro-presìdi antifascisti, con un enorme dispiegamento di forze dell’ordine pensato per evitare qualsivoglia contatto. In particolare, nel caso di Brescia, il questore Paolo Sartori (già questore di Bolzano) non ha concesso il corteo – ovvero lo sfilare dei manifestanti – bensì solamente un presidio “statico” sia per il raduno “pro-remigrazione” (con un migliaio di manifestanti da tutto il Nord Italia) sia per le contemporanea contro-manifestazione in piazza della Loggia. Anche a Bolzano l'Antifa sudtirolese ha convocato un corteo antifascista sempre il 28 febbraio alle 15:30, con ritrovo in viale Stazione a Bolzano.
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La “remigrazione” made in Bolzano
Intorno al Comitato che organizza la manifestazione del 28 febbraio s’intrecciano Lega e ambienti neofascisti: l’assessore comunale leghista Marco Caruso è tra i firmatari della proposta di legge d’iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista” e allo stesso tempo frequenta lo “Spazio identitario Rockaforte”, sede bolzanina di CasaPound, da cui provengono gli esponenti della Lega promotori della proposta di legge a Bolzano: i consiglieri di quartiere Maurizio Puglisi Ghizzi e Massimo Trigolo, quest’ultimo recentemente accusato “d’intimidazione” da parte del centrosinistra.
Foto: M.P.Ghizzi/Facebook/SALTO -
Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli appelli per non consentire la manifestazione remigrazionista a Bolzano. La prima a esporsi pubblicamente è stata la senatrice Julia Unterberger (SVP), che ha parlato esplicitamente d’iniziativa “intollerabile” perché richiama l’espulsione forzata su base etnica e che, per questo, “non va autorizzata”. Un appello che si è sommato alle varie prese di posizione delle forze politiche di centrosinistra, rilanciato a livello comunale. Nelle ultime ore è stata anche lanciata da Mattia Varasin una petizione su Change.org, con circa 500 firme, con la richiesta al sindaco di tutelare i valori democratici a Bolzano: “La nostra identità è la convivenza”, recita il titolo della sottoscrizione pubblica.
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A queste voci si è aggiunta ieri quella della Consulta provinciale per l’integrazione, presieduta dall’assessora provinciale Rosmarie Pamer (SVP): “Chi fa politica all’insegna dello slogan ‘remigrazione’ mette in discussione i principi fondamentali della nostra convivenza democratica. È nostro dovere prendere chiaramente posizione quando vengono relativizzati la dignità umana, l’uguaglianza davanti alla legge e i diritti fondamentali costituzionali” sottolinea Pamer. La Consulta provinciale ha messo in guardia dalla manifestazione “altamente provocatoria, divisiva, che mette in pericolo l’ordine pubblico”.
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Impossibile non autorizzare?
La questione, come si evince dai casi di Brescia e Piacenza, è che in Italia il diritto alla manifestazione non è (o non dovrebbe essere) una “concessione” discrezionale: la libertà di riunione è un diritto costituzionale e, per i cortei in luogo pubblico, la regola è il preavviso alle autorità di pubblica sicurezza, non un’autorizzazione preventiva rilasciata dalla Questura (che può solo imporre prescrizioni, quali percorso e orari). Su questo punto insiste da tempo l’avvocato roveretano Nicola Canestrini: si preavvisa per tutelare i manifestanti e gestire sicurezza e ordine pubblico, ma non si “chiede il permesso” come se si trattasse di un favore. “È la Costituzione ad autorizzare le manifestazioni, che devono essere semplicemente preavvisate a tutela dei manifestanti”, sottolinea l’avvocato a SALTO.
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“Dobbiamo difendere la Costituzione: se queste persone non commettono reati - ovvero non fanno apologia del fascismo – non credo si possa vietare loro di manifestare” gli fa eco il presidente della Provincia Arno Kompatscher, che dalle colonne del settimanale ff fa sapere che potrebbe partecipare al presidio Antifa come “Opa gegen Rechts”. Il nodo resta perciò politico: mentre il Landeshauptmann ha attaccato pubblicamente l’idea di “remigrazione” associandola a una logica di deportazione, in Giunta comunale e provinciale la SVP governa insieme a Lega e Fratelli d’Italia – che in Consiglio comunale a Bolzano non hanno preso distanza dalla parola “remigrazione” e coltivano una vicinanza con gli ambienti di CasaPound.
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E la contraddizione diventa strutturale. La SVP chiede di fermare (o quantomeno isolare) l’iniziativa di “Remigrazione e Riconquista”, ma allo stesso tempo siede in maggioranza con chi nella Lega rivendica le proprie amicizie con orgoglio – e con chi tra i Fratelli d’Italia definisce “una spia” l’autonomista trentina Clara Marchetto condannata da un tribunale fascista. In questo senso fanno sorridere le dichiarazioni del capogruppo SVP Harald Stauder, che per difendere un’iniziativa degli Schützen dagli attacchi della destra italiana ricorda al vicepresidente Marco Galateo (FdI) che il nome “Tirolo” fu vietato dai fascisti. “Galateo deve imparare che comunica sempre come vice-presidente della Giunta e che, in quanto parte di una coalizione, deve fare attenzione” disse lo stesso Stauder sei mesi fa, quando si parlava insistentemente d’un chiarimento necessario tra Kompatscher e l’assessore meloniano. E così, mentre le destre radicali italiana e tedesca si alleano tra di loro fuori dal Sudtirolo, la remigrazione marcia su Bolzano. In attesa di un “chiarimento”.
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Questa manifestazione è la prova di chi crede davvero nella libertà di opinione, di assemblea e nelle altre libertà civili che fondano il nostro sistema democratico, e di chi auspica un sistema autoritario in cui il dissenso venga represso.
La senatrice Unterberger, con le sue posizioni autoritarie, dovrebbe dimettersi, poiché incompatibile con i principi della nostra Costituzione. In questo caso, la vera minaccia alla Costituzione è proprio lei.
Inoltre, la senatrice sta diffondendo false affermazioni: nel disegno di legge „Remigrazione e Riconquista“ non si fa alcun riferimento all’etnia.
Non condivido i valori di questa manifestazione, ma rispetto il loro diritto di esprimersi. Ogni politico che si oppone a questo diritto tradisce la nostra Costituzione.