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La kickboxing come palestra di vita

La carriera di Jacopo Bianconcini è un viaggio fatto di passione, disciplina e determinazione. Da fighter ad allenatore, oggi trasmette la sua esperienza dentro e fuori dal ring agli allievi del Clan Iron Pino, la sua palestra di Bolzano.
Kickboxing
Foto: privat
  • Dei match combattuti nel corso della sua carriera, Jacopo Bianconcini, classe 1982, ricorda ogni dettaglio: città, avversari, colpi dati e presi. Dal primo incontro a Bologna nel 2009 all’assalto alla cintura europea in Francia contro Gregory Grossi, passando per la doppia conquista del titolo italiano, il percorso sportivo del talentuoso fighter di Follonica – oggi allenatore e proprietario della palestra Clan Iron Pino a Bolzano – è costellato di successi e soddisfazioni. “Mi sono avvicinato alla kickboxing relativamente tardi – racconta a SALTO – quando, a 26 anni, mi sono trasferito dalla Toscana a Bolzano per raggiungere la mia compagna di allora. Avevo appena preso il diploma alle scuole serali e di giorno lavoravo, ma qualche chilo di troppo mi spinse a tornare a fare sport”. Così, Bianconcini varca per la prima volta la soglia della palestra di Franz Haller – leggenda italiana degli sport da combattimento – e inizia la sua avventura nella kickboxing. 

  • Lives in Motion

    Questa serie di SALTO presenta ritratti di sportivi e del loro impegno quotidiano.

  • L'incontro con la kickboxing: amore a prima vista

    Nata tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta in Giappone e negli Stati Uniti come evoluzione della Muay Thai e della boxe occidentale, la kickboxing è uno sport da combattimento che combina le combinazioni del pugilato con calci e ginocchiate. Negli anni questa disciplina si è diffusa in Europa e nel resto del mondo, dando origine a diverse declinazioni – full contact, low kick, K-1 Rules – e affermandosi come uno degli sport da combattimento più popolari e spettacolari. Attualmente le cosiddette K‑1 Rules sono le più diffuse a livello internazionale e vengono disputate in incontri di tre round da tre minuti ciascuno. I fighters possono colpirsi con pugni diretti, ganci e montanti, calci frontali, laterali e circolari e ginocchiate in piedi, mentre sono vietate gomitate, colpi alla nuca o a terra e prese prolungate. I combattimenti si svolgono su un ring regolamentare e la vittoria può essere decretata per KO, KO tecnico o decisione dei giudici. 

     

    A soli due anni e mezzo dal debutto sul ring, il 18 giugno 2012 Bianconcini si è laureato campione italiano di kickboxing. 

     

    “Per me è stato amore a prima vista – riprende Bianconcini –. Ho iniziato subito ad allenarmi tutti i giorni e, in appena cinque mesi, ho combattuto e vinto il primo match a Bologna contro un fighter serbo. Nel giro di un altro paio di incontri sono passato al professionismo e dopo appena due anni e mezzo, il 18 giugno 2012, mi sono laureato campione italiano”. Paura dei colpi il 43enne di Follonica non ne ha mai avuta, né ha mai vissuto come un problema la fatica degli allenamenti. Kickboxer dotato di un’ottima boxe e grande disciplina, la routine quotidiana dei suoi anni di intensa attività sul ring è scandita dalle sessioni di training: corsa, scatti, circuiti e parte atletica al mattino, sparring, lavoro di tecnica e di coppia e colpitori nel pomeriggio. “Un ritmo faticoso, ma ogni volta che l’arbitro ha alzato il mio braccio in segno di vittoria al termine di un match sono stato ripagato di tutti i sacrifici fatti: una soddisfazione impagabile”, confessa. 

     

  • Jacopo Bianconcini, ex fighter e pugile, fondatore e allenatore della palestra Clan Iron Pino a Bolzano. Foto: Alessio Giordano
  • Nella mente di un fighter

    Dentro e fuori dal ring, la forza mentale conta quanto – se non più – di quella fisica. La mente di un fighter deve restare ancorata al presente e concentrarsi solo su ciò che si sta facendo, azione dopo azione: avanzare, parare, rispondere, recuperare, individuare le aperture dell’avversario. Quando si incassa un colpo, la reazione deve essere immediata e non bisogna lasciare alcun varco al panico. “Questa concentrazione la si allena ogni giorno in palestra e aiuta a proteggersi dalle paure – spiega Bianconcini –. Se viene meno un atleta diventa vulnerabile: le gambe tremano, il fiato si fa corto e l’avversario prende fiducia”. 

     

    “Se la concentrazione viene meno un fighter diventa vulnerabile: le gambe tremano, il fiato si fa corto e l’avversario prende fiducia.”

     

    In quel momento, quindi, un è necessario isolarsi dal rumore esterno e, allo stesso tempo, ascoltare il proprio angolo, cercando di cogliere indicazioni e suggerimenti. Una situazione che Bianconcini ha vissuto molte volte. Tra queste, ricorda con particolare piacere ed emozione un match combattuto davanti al “suo” pubblico, a Follonica, contro Valerio Masi, un kickboxer di Livorno. In quell’occasione, il suo avversario entrò più volte in clinch cercando la ginocchiata, rimanendo però la guardia piuttosto bassa dopo aver portato il colpo. Bianconcini notò questo particolare e al terzo tentativo di ginocchiata, parò il colpo con il gomito e risalì immediatamente, sferrando un gancio potentissimo che spedì Masi al tappeto. Un’azione nata dall’osservazione e dalla lucidità, dunque, più che dall’istinto.  

  • Dopo i successi nella kickboxing, all'età di 33 anni, Jacopo Bianconcini decise di mettersi alla prova anche nel pugilato. Foto: privat
  • Visto il suo talento nella boxe, a 33 anni Bianconcini sceglie di misurarsi con una nuova sfida nel pugilato. Anche in questa disciplina, dopo aver vinto un match da dilettante ottiene subito la licenza da professionista. I risultati seguenti, però, non sono quelli sperati e, dopo alcuni match persi, Bianconcini decide di appendere i guantoni al chiodo. “Fisicamente stavo ancora bene, ma gestire i dubbi prima di un incontro era diventato sempre più faticoso – sottolinea –. Quello che ti entusiasma a 27 anni, dopo i 35 inizia a spaventarti e così, quando mi sono reso conto di non combattere più agli standard a cui ero abituato, ho smesso”. 

  • Da fighter ad allenatore, con la stessa passione di sempre

    Terminata la carriera da professionista, Jacopo Bianconcini è sceso dal ring senza però allontanarsi dal mondo dei combattimenti, per condividere la sua passione e le sue competenze con le nuove generazioni di fighter e con chi, senza avere ambizioni particolari, vuole mettersi alla prova nella kickboxing o nel pugilato.  “L’idea era chiara fin dall’inizio – racconta –. Una volta smesso di combattere, mi sarei dedicato alla crescita tecnica e fisica di altri atleti”. Si è formato quindi come personal trainer, allenatore funzionale e preparatore atletico per sport da combattimento, per poi aprire la palestra Clan Iron Pino, che oggi conta 140 iscritti (dagli under 10 agli over 50), di cui 30 lottatori di medio-alto livello. 

     

    La palestra Clan Iron Pino oggi conta 140 iscritti, di cui 30 lottatori di medio-alto livello. 

     

    Fare il coach è certamente più difficile che combattere. Sono tanti i dettagli a cui prestare attenzione, così come sono diverse le teste e i caratteri degli allievi. “Io ero estremamente disciplinato: non c’era infortunio, malattia o stanchezza che mi fermasse, ma non tutti hanno la mia stessa dedizione”. Ora, una parte importante del lavoro di Bianconcini è selezionare chi è pronto a salire sul ring e chi invece deve ancora aspettare. “Se un ragazzo viene in palestra solo due volte a settimana e crede di essere pronto a combattere, io mi arrabbio. Serve impegno reale: fare i circuiti, lavorare sulla forza e sulla parte atletica, dedicarsi allo sparring e ai colpitori”. Solo quando i colpi “suonano” giusti, il fiato regge le tre riprese e, soprattutto, la concentrazione è massima, allora è arrivato il momento giusto.  

  • Disciplina, rispetto e spirito di sacrificio sono i valori che Bianconcini trasmette ai suoi allievi. Foto: privat
  • Oggi più che mai la palestra è il centro della vita di Bianconcini. “In carriera ho vinto e ho perso, ma dall’età di 27 anni ho avuto il privilegio di vivere di sport e oggi porto atleti professionisti di kickboxing e pugilato a combattere in Europa e nel mondo”. L’allenatore del Clan Iron Pino non intende certo fermarsi qui. L’obiettivo è aprire altre palestre ed entrare con maggiore frequenza nei circuiti internazionali, anche perché – riflette – “ho il dovere morale di sostenere i ragazzi nel loro percorso sportivo e umano”. La passione per lo sport, infatti, trascende il lavoro quotidiano in palestra per assume un significato ancora più profondo. Per il 43enne di Follonica, la kickboxing è stata quasi un’ancòra nei momenti difficili. Anche di recente, per esempio, dopo aver subìto un grave lutto, concentrarsi sui suoi allievi gli ha consentito di affrontare il dolore.  “In questo senso lo sport può insegnare non solo a incassare colpi molto più forti di quelli che si prendono sul ring, ma anche a restare in piedi e reagire”. 

     

    Oggi più che mai la palestra è al centro della vita di Jacopo Bianconcini.

     

    E tutto ciò che lo sport gli ha dato, oggi Bianconcini lo trasmette ai suoi allievi. Sono insegnamenti che vanno oltre la tecnica. “È importante far capire ai ragazzi che lo sport è una vera e propria scuola di vita. Se fatto nel modo giusto, insegna la disciplina, il sacrificio e a rispettare il prossimo. Ti fa sentire le farfalle nello stomaco prima degli eventi e aiuta a conoscere meglio sé stessi, i propri limiti e le proprie risorse. E dunque a diventare atleti e, soprattutto, persone migliori”.