Romeo, chiuse le indagini per 28 persone
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Sono concluse le indagini preliminari dell’inchiesta “Romeo” sui rapporti tra imprenditori e politica. I sostituti procuratori Alessandro Clemente e Federica Iovene hanno fatto recapitare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a 28 delle iniziali 77 persone indagate. Le accuse più importanti riguardano illeciti legati alla pubblica amministrazione, finanziamento alla politica e reati fiscali. Ora le 28 persone indagate hanno 20 giorni di tempo per presentare le memorie difensive. La corposa inchiesta, nata nel 2019, si è così ridotta drasticamente – e dalle carte della Procura distrettuale di Trento è stato espunto anche il nome del tycoon austriaco René Benko.
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La posizione di Heinz Peter Hager
Il commercialista bolzanino Heinz Peter Hager si vede contestati 6 capi d’incolpazione, circa un terzo dei diciotto per cui era inizialmente accusato. Si tratta di corruzione, finanziamento illecito ai partiti politici, violazioni sugli obblighi di dichiarazione dei finanziamenti politici, falsità ideologica in atto pubblico, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.
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Tra questi rimane in piedi l’accusa di corruzione legata all’ex assessore all'urbanistica di Appiano Philipp Waldthaler, a sua volta tra i 28 indagati. Secondo i Pm Waldthaler avrebbe ricevuto in maniera indebita degli utili da Hager ed in cambio avrebbe favorito l’ampliamento del maso Mamont, intercedendo “in favore dell'imprenditore negli uffici comunali affinché venisse portata avanti la pratica relativa al rilascio di autorizzazioni, concessioni relative ai lavori di ampliamento del maso Marmont, di sua proprietà e sito nel comune di Appiano; tenerlo informato sull'andamento delle deliberazioni di giunta; organizzargli incontri con il sindaco e con i tecnici comunali”.
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Gli sviluppi precedenti dell’inchiesta Romeo
Il 3 dicembre 2024 otto indagati erano stati sottoposti agli arresti domiciliari con l'accusa di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso capeggiata dall’imprenditore immobiliare austriaco Renè Benko e finalizzata a una serie di reati – dalla corruzione alla rivelazione di segreti d'ufficio, dal falso alla turbativa di gara al finanziamento illecito ai partiti.
Il 26 novembre (dopo un anno di indagini) i Pm Clemente e Iovene avevano chiesto lo stralcio di molti capi di imputazione, tra cui anche l'associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, reato impianto dell’accusa, sostenendo l'infondatezza della notizia di reato e l'assenza di una ragionevole previsione di condanna. Per i Pm infatti esistevano rapporti stabili tra imprenditori, politici e funzionari pubblici interessati a grandi operazioni immobiliari tra Bolzano e il Trentino (come il centro commerciale WaltherPark, il Gries Village e la riqualificazione dell’ex Cattoi di Riva del Garda), ma non un vero sodalizio criminale né tantomeno un’associazione mafiosa.
Il giudice per le indagini preliminari Enrico Borrelli ha però rifiutato l’archiviazione dei 35 capi di imputazione per 44 indagati, una scelta molto irrituale. Sarà l’udienza del 5 febbraio 2026 a chiarire le sorti della maxi-inchiesta: in quella sede Borelli sentirà le parti e deciderà se procedere con l’archiviazione (anche in parte), chiedere ulteriori indagini o disporre che la Procura formuli le imputazioni in maniera coatta, esercitando cioè l’azione penale e rinviando a giudizio.
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Sul fronte trentino dell’inchiesta, c'è anche l'accusa ad Hager di finanziamento illecito ai partiti (compiuto in concorso con Signoretti e l'imprenditore Marco Tanas), per gli oltre 25mila euro che gli imprenditori avrebbero illecitamente versato per la campagna elettorale dell'allora candidato sindaco di Riva del Garda, Mauro Malfer, anch'egli indagato.
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Le altre accuse a Bolzano
Molta dell’attività d’indagine ha riguardato i possibili illeciti commessi all’interno del Comune di Bolzano. In particolare, l’allora direttore dell'ufficio "Pianificazione e sviluppo del territorio" Fulvio Rizzolo sarebbe indagato per rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio in quanto avrebbe rivelato all’architetto bolzanino Andrea Saccani (che resta indagato) informazioni segrete su uno studentato da edificare in via Lancia a Bolzano.
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Tra gli indagati c’è anche Franz Niederegger, titolare dell’enoteca “1000 e 1 vino” di Via Alto Adige, che secondo la Procura avrebbe emesso una fattura “oggettivamente inesistente”, dell'ammontare di 10mila euro nei confronti della società Waltherpark “nella quale rappresentava falsamente di aver svolto attività pubblicitaria per tale società, alla quale consentiva di ottenere indebiti vantaggi fiscali”.
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L'inchiesta in Liechtenstein
Intanto quella che gli inquirenti d’Oltrebrennero ritengono essere stata la “cassaforte del Liechtenstein” della SIGNA finisce sotto una nuova stretta giudiziaria. Secondo quanto riportato dai media austriaci, il Tribunale di Vaduz (Fürstliches Landgericht, ne abbiamo scritto qui) ha accolto mercoledì 7 gennaio la richiesta del curatore fallimentare Andreas Grabenweger – incaricato nella procedura d’insolvenza personale del fondatore di SIGNA, René Benko – disponendo un’ingiunzione provvisoria che impedisce alla Ingbe Stiftung di effettuare ulteriori erogazioni di denaro a favore dei suoi beneficiari. Il “congelamento” della Ingbe arriva mentre René Benko, attualmente in carcere, ha alle spalle due condanne di primo grado per bancarotta fraudolenta da parte del Tribunale regionale di Innsbruck.
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Grabenweger ha presentato al Tribunale del Liechtenstein una causa volta a recuperare circa 50 milioni di euro di crediti d’insolvenza già riconosciuti: la fondazione dovrebbe rendere conto di tutte le attribuzioni patrimoniali sin dalla costituzione nel 2014 e sull’intero patrimonio della Ingbe dovrebbe ricadere la responsabilità dei debiti ammessi nell’insolvenza di Benko. La Ingbe Stiftung avrebbe un patrimonio nell’ordine di 200–300 milioni di euro e, secondo gli inquirenti, sarebbe stata utilizzata per sottrarre il patrimonio di Benko all’azione dei creditori. Su questo fronte, oltre ai curatori fallimentari, lavora anche la Procura austriaca per i reati economici e la corruzione (WKStA), che guarda proprio al ruolo delle fondazioni Arual, Ingbe e Laura nel crack Signa. In ogni caso la decisione di Vaduz, precisa Der Standard, non è ancora definitiva e potrà essere impugnata.
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Con un buon Legale e Tanti…
Con un buon Legale e Tanti Soldi Si fa tanto.Anche l ' Impossible.
Es ist schon erstaunlich,was…
Es ist schon erstaunlich,was da alles abgeht????? La legge é uguale per tutti,Art. 1 ??????? Natürlich gilt die UNSCHULDSVERMUTUNG????