Politik | L'indagine

Cortina, accertamenti sulla contabilità

Cabinovia Apollonio-Socrepes, la Procura di Belluno avvia una “fase conoscitiva” sulle carte relative all'appalto. Intanto il costruttore Lima (Graffer) assolto a Verona.
apollonio-Socrepes
Foto: Voci di Cortina
  • Mentre la nuova cabinovia Apollonio-Socrepes si prepara all’avvio, la grande opera olimpica di Cortina corre su un doppio binario: quello dei collaudi tecnici, per i quali, dice il patron della Graffer Sergio Lima ci vorranno “almeno due tre settimane”, e quello della giustizia. 

    Come riportato ieri dal Gazzettino, la Procura di Belluno ha aperto due distinti filoni di accertamento sull’impianto destinato ai Giochi di Milano-Cortina. Il primo riguarda il rischio frana nella zona di Lacedel, dove alcuni residenti hanno presentato un esposto ipotizzando addirittura il reato di disastro colposo. Il secondo filone riguarda invece gli aspetti economici e contabili dell’opera ed è seguito direttamente dal procuratore Massimo De Bortoli. In questo caso, però, la vicenda risulta iscritta al cosiddetto modello 45, il registro degli atti che non costituiscono notizia di reato: una fase conoscitiva preliminare che servirà alla Procura per valutare se esistano o meno elementi per aprire un fascicolo vero e proprio.

    Nella tarda primavera 2025 l’appalto andò deserto. Le condizioni erano particolarmente pesanti, a partire dai tempi strettissimi e dal sistema di penali previsto in caso di ritardi, in un contesto già reso delicatissimo dalle incertezze geologiche del versante. In quel quadro i grandi operatori del settore, come Leitner e Doppelmayr, non si erano fatti avanti.

    A quel punto Simico, guidata dal commissario Fabio Saldini, per dare una “lezione” ai due colossi ha cambiato strada e ha imboccato quella della procedura negoziata, affidando poi i lavori all’Ati capitanata da Graffer. Ed è qui che la vicenda diventa interessante: perché il passaggio da una gara pubblica andata deserta a una trattativa privata non è un dettaglio tecnico, ma uno snodo decisivo. Significa che un’opera ritenuta troppo rischiosa o troppo onerosa alle condizioni del bando è stata poi assegnata a un soggetto che non aveva mai costruito una cabinovia di questo tipo e che, come già emerso, per partecipare ad altre gare aveva dovuto fare ricorso all’avvalimento, cioè al prestito di requisiti tecnici ed economici ad un’azienda turca, Anadolu Teleferik.

    È questo il punto che oggi pesa anche sul piano politico e amministrativo. Perché la domanda non è solo se l’impianto sia sicuro, ma anche che senso abbia avuto la procedura negoziata in tutta fretta se è dimostrato nei fatti che l’impianto non era costruibile entro il 6 febbraio come era scritto nel primo bando e che Graffer aveva l’obbligo contrattuale di consegnare l’impianto ad Olimpiadi ampiamente finite. Un altro quesito a cui rispondere è che senso abbia avuto una procedura negoziata per la quale dalla cifra iniziale di 23 milioni dopo poche settimane i costi sono stati fatti lievitare a 35 (+50%) con Saldini e Lima che, con atteggiamento di scherno verso chi sosteneva il contrario, ripetevano fino a gennaio 2026 che la cabinovia sarebbe stata pronta prima per il 6 febbraio, poi per il Super G del 12 febbraio, poi per le Paralimpiadi del 6 marzo.

     

  • Il patron di Graffer, Sergio Lima Foto: Corriere di Bergamo (RCS)
  • Ieri, 11 marzo, Sergio Lima, patron della Graffer, sentito da SALTO ha affermato: “Abbiamo realizzato la cabinovia entro i tempi. Ho iniziato i lavori in novembre e in 4 mesi abbiamo fatto una cabinovia che sta girando e facendo i collaudi. Quanto dureranno i collaudi? Almeno due-tre settimane”. Esattamente. E‘ quello che i tecnici, sbeffeggiati per mesi hanno sempre sostenuto. E’ un dato di fatto che fino a quando i collaudi non sono finiti l’impianto non può considerarsi “pronto” come viene venduto ai media dalla settimana scorsa. Una cabinovia è pronta quanto si sentono primi bip degli obliteratori e le persone paganti vengono trasportate da Apollonio a Socrepes. A quel punto, a stagione sciistica quasi finita, probabilmente l’impianto sarà funzionante, senza peraltro che ci sia nemmeno un progetto del parcheggio da 700 posti indispensabile per dare un senso all’opera.

    Se si ricorda a Lima che assieme a Saldini avevano detto e ripetuto (abbiamo le prove, qui, ma ci sono anche decine di articoli di altre testate a testimoniarlo) che la cabinovia sarebbe stata montata entro il 2025 e i collaudi sarebbero stati fatti nel mese di gennaio, si arrabbia e sostiene che SALTO è in malafede. Ad ogni modo su tutti questi aspetti è incentrato uno dei due filoni dell’inchiesta bellunese. Va infine ricordato anche che la stessa identica procedura negoziata dopo appalto deserto è stata adottata da SIMICO per i lavori di impianti di risalita di Bormio, sempre affidati a Graffer, ma lì i lavori non sono neppure cominciati. 

    Sul versante del rischio idrogeologico, Simico ha replicato con un controesposto per procurato allarme e nei giorni scorsi ha ribadito che lungo tutto l’arco alpino gli impianti sorgono in aree interessate da movimenti del terreno. Ma proprio qui si innesta un altro elemento già noto: la discussione sull'“immunità da frana”, cioè sulla tenuta amministrativa e tecnica del progetto in un’area che da tempo viene monitorata e che ha continuato a dare segnali di instabilità anche durante i lavori. Non tutti gli impianti ricevono prescrizioni con l’obbligo di monitoraggi serrati per 50 anni come quelli ordinati dalla  Regione Veneto. La Procura dovrà quindi capire se quei movimenti rientrino nella fisiologia di un cantiere di montagna oppure se vi siano stati sottovalutazioni, forzature o passaggi da chiarire. I mesi del “disgelo” del terreno saranno importanti sotto questo profilo.

  • L'assoluzione di Lima

    In passato abbiamo dato conto del fatto che Sergio Lima era imputato in un procedimento penale a Verona. Il patron della Graffer era accusato, insieme alla commissione aggiudicatrice, di turbativa d’asta per l’appalto di una cestovia sul Garda. Ieri il Tribunale ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste. “Sono molto contento – dice l’imprenditore bresciano – perché abbiamo finito la Cabinovia e perché sono stato assolto. Visto che mi avete messo in cattiva luce, mi aspetto che ora scriviate di questa assoluzione”.