Un unico no
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È arrivato dunque il giro di boa il disegno di legge costituzionale sulla riforma dello Statuto del Trentino-Alto Adige. Il testo proposto dalla maggioranza di governo sulla base dell’intesa con le Province di Bolzano e Trento è stato approvato senza alcuna variazione sia dalla Camera che, nella seduta di mercoledì scorso, dal Senato. (Salto ne ha parlato qui).
Ora, dopo l’intervallo di tre mesi previsto dalla procedura parlamentare, vi sarà la seconda lettura da parte dei due rami del Parlamento e quindi l’approvazione finale. Nell’aula di Palazzo Madama il dibattito, aperto con la corale e commossa rievocazione della figura di Roland Riz, è stato breve, con le relazioni dell’esponente della Südtiroler Volkspartei Meinhard Durnwalder, di Elena Testor della Lega e Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia. La discussione ha ricalcato sostanzialmente quella già avvenuta alla Camera con le valutazioni positive dei partiti di governo e quelle più problematiche delle opposizioni, PD, 5Stelle e AVS che, pur valutando in modo abbastanza positivo l’impianto della norma, hanno lamentato soprattutto la mancata disponibilità ad accettare alcune proposte di modifica contenute nei vari emendamenti, tutti sistematicamente bocciati in corso di seduta. Posizioni che alla fine sono andate a cristallizzarsi del voto: su 151 senatori presenti in cento hanno votato a favore e cinquanta si sono astenuti. Un solo voto contrario.
Un’opposizione di carattere ecologista dietro a quell’unico voto contrario
È pur vero che sul piano della sostanza politica la questione di quel voto solitario può apparire quasi irrilevante, ma il cronista non può sfuggire alla curiosità di capire come e perché l’opposizione individuale sia nata e si sia espressa. Il resoconto stenografico della seduta che per chi volesse farsene un’idea completa è disponibile qui, consente agevolmente di svelare il mistero. Il no pronunciato in aula è quello della senatrice del Movimento 5Stelle Elena Sironi. È lei stessa a motivarlo, in sede di dichiarazioni di voto con le parole che seguono.
„Alla lettera e) viene introdotto il numero 29-bis) “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica„, quindi con attribuzione di tale competenza alla Regione. Alla lettera h), poi, si prevede che “i Presidenti delle Province autonome esercitano altresì le attribuzioni spettanti all’autorità di pubblica sicurezza in materia di gestione della fauna selvatica„.
Secondo me, siamo in contrasto con l’articolo 9 della Costituzione che, come sappiamo, tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, inclusa la protezione degli animali, quindi la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. Nel momento in cui voi stabilite che l’ambiente, l’ecosistema e quindi gli animali di interesse provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica, siano attribuiti ai poteri della Regione, si sta implicitamente dicendo che ci sono un ambiente nazionale e un ambiente provinciale, cosa che non è sostenibile, perché l’ambiente è patrimonio comune dello Stato e come tale deve essere disciplinato e regolamentato.
Per tali ragioni voterò in dissenso dal mio Gruppo, quindi contro il disegno di legge in esame.“
Un’opposizione di carattere ecologista, dunque, dietro a quell’unico voto contrario.
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