Kultur | 8 marzo e dintorni

Ritrovare il senno

Durante il suo recente passaggio a Bolzano, l’attrice Lucia Mascino ci ha parlato di identità, pressione estetica e responsabilità diffusa. Da uno spettacolo teatrale nasce una riflessione più ampia: quanto sono davvero libere le nostre scelte?
Lucia Mascino Seehauserfoto
Foto: Seehauserfoto
  • Lucia Mascino arriva al Teatro Cristallo con il passo sicuro e il sorriso che il pubblico televisivo associa subito alla commissaria Vittoria Fusco della serie I delitti del Bar Lume. E, con la commissaria, sembra condividere anche il senso pratico: in pochi secondi ci aiuta a trovare il posto adatto per l’intervista senza intralciare la macchina dello spettacolo e ci conduce proprio dove tutto accadrà di lì a poco, sul palcoscenico. È lì che, a distanza di circa due ore, sarà in scena nei panni di una psicoterapeuta, Tessa, chiamata ad ascoltare la madre di una bambina di otto anni finita al centro di un caso che scandalizza e divide. Il Sen(n)o, tratto dal testo inglese dell’attrice e autrice Monica Dolan, porta al limite estremo la domanda: che cosa succede quando il corpo, anziché essere casa e libertà, diventa una funzione chiamata a produrre appagamento altrui, a garantire uno status o a promettere felicità? E chi paga il prezzo di questa promessa?

    Mascino è un’attrice che passa agevolmente dal teatro alla televisione al cinema. Questo testo, dice, lo ha voluto perché, quando la regista Serena Sinigaglia glielo ha fatto leggere, è rimasta folgorata dall’attualità del tema. Anzi, dei temi. Quello principale è incentrato sulla situazione di bambine e ragazze ma, per Mascino parla di „un grido di libertà per tutti, in una società che ci impone continuamente come dovremmo essere“.

    In entrambe le lingue il titolo gioca con le parole; in quello inglese, The B*easts, l’asterisco tiene insieme „seni“ e „bestie“, parola che, secondo l’autrice Monica Dolan, si applica ad altri aspetti del testo. Indicando il grande tronco con rami senza foglie al centro della scena, Mascino dice: „Questo albero racconta la natura sradicata e il gioco di parole del titolo è tra il senno e il seno – tra la parte femminile su cui proiettiamo sensualità ma anche accudimento, e il buonsenso. L’immagine sessualizzata fin dall’infanzia è la perdita del senno“.

  • Costretti dentro dei contenitori

    Cresciuta ad Ancona in una famiglia molto paritaria, come ha raccontato in un recente monologo su La7 („due maschi e due femmine, palla al centro“), Mascino ricorda esattamente quando, all’inizio dell’adolescenza, si è scontrata frontalmente „con duemila anni di storia“. A dodici anni entra in un bar per ripararsi dal freddo aspettando l’autobus e guarda un videogioco. Sullo schermo, tra figure maschili che si danno battaglia, appare una figura femminile fatta di pixel, bionda, con grandi seni nudi sui quali compaiono i punti della partita. „Io non ero fra chi gareggiava, ero quella lì… Sono stata così dispiaciuta di vedere quell’immagine, così mortificata: quello era il ruolo che mi era stato assegnato - e non mi piaceva. Se quella ferita arriva così presto, prima delle parole e delle categorie, allora significa che il problema è profondo, strutturale, e tocca la costruzione stessa dell’identità.“

    È un passaggio spontaneo, non ideologico. „Questo ci tengo a dirlo perché non è una lamentela“, ma la constatazione che „ancora dobbiamo stare dentro questi contenitori“. Cita Simone de Beauvoir, che alla fine del Secondo sesso dice che il giorno in cui questo schema si romperà „i grandi temi rimarranno, ma uomini e donne potranno finalmente vivere le stesse sensazioni profonde di condivisione, di dolore, di commozione, ma senza essere catturati da un copione obbligatorio“.

     

    „Siamo immersi in un mondo di marketing che non segue regole etiche ma la logica della vendita.“

     

    Il cuore della questione, dice, è smettere di essere ridotti e di sentirsi prigionieri. Ma come lo si evita facendo un mestiere in cui il corpo è lo strumento principale? La risposta va contro l’idea facile: quella per cui l’attrice è più esposta e quindi più vulnerabile. È vero che esiste una pressione specifica per le attrici, dice („C'è una punizione maggiore sull’età e il tabù della bruttezza è più forte“), ma il lavoro dell’attore, maschio o femmina, fa del corpo „uno strumento che permette di riappropriarsi della propria libertà“. Dentro la scena („non sul red carpet!“) il sistema estetico segue altre regole: „In scena la bellezza nasce nel momento in cui l’attore e il personaggio sono allineati: vedi allora una persona che si apre, che ti emoziona e improvvisamente la trovi bellissima. È la rivincita del senso e dell’emozione rispetto alla simmetria dei criteri estetici“.

  • Il manifesto dello spettacolo teatrale: „Il gioco di parole del titolo è tra il senno e il seno – tra la parte femminile su cui proiettiamo sensualità ma anche accudimento, e il buonsenso.“ Sempre per la regia di Serena Sinigaglia arriverà al Cristallo anche Lella Costa in Lisistrata. Foto: Seehauserfoto
  • Una responsabilità morale diffusa

    E dove comincia la responsabilità nel rifiutare questa prigionia? Dentro Il Sen(n)o il tema non si ferma alla madre ‚colpevole‘, ma indica una responsabilità diffusa, immersa in un ecosistema che non si governa puntandogli contro un dito. Mascino spiega che lo spettacolo rifiuta il tribunale morale. „Perché accusare solo la madre o solo i social? Siamo immersi in un mondo di marketing che non segue regole etiche ma la logica della vendita, e quindi i reggiseni imbottiti si vendono… perché si vendono“. E se la vendita detta legge, allora tutto può essere spinto sempre più avanti: più presto, più forte, più scintillante, più estremo. Fa esempi che chiunque può riconoscere: tacchetti per bambine, party spa, creme, piccoli rituali di „adultizzazione“. E mette in guardia dal rischio più grande: normalizzare tutto con un „ma sì“. „Uno può dire: va bene, dai, non è così grave… una bambina gioca a mettersi le cremine, è divertente“. Ma se lasci il timone al mercato, dice, noi siamo spazzati via. Per lei il punto non è demonizzare ogni gesto, ma recuperare consapevolezza e anche un certo coraggio nel porre limiti.

     

     Il testo evita di costruire un nemico comodo, ma obbliga a restare nella complessità.

     

    Ecco perché per lei il teatro è il luogo giusto per parlare di questo, senza trasformarlo in un comizio. „Il teatro ha questa grande potenza che passa attraverso le emozioni. Senza giudizio: possiamo tutti farci le stesse domande.“ In questo senso lo spettacolo diventa un gesto personale e collettivo: un modo per „schierarsi“ senza semplificare e, precisa, senza una guerra di slogan. Occorre piuttosto un lavoro di attenzione. „Io amo questo spettacolo che non si schiera contro, perché è facile puntare un dito e gridare al mostro“. Anche lei, ammette, sente a volte il giudizio istintivo – ad esempio verso donne che ricorrono a interventi estetici importanti. „Mi arrabbio… ma poi provo a spostare la domanda: sei sicura di averlo voluto tu? Sei sicura che è la tua spinta, o non è invece un inseguimento, già ormai in perdita?“ 

    Si capisce allora perché Il Sen(n)o l’abbia coinvolta così tanto. Il pubblico fatica a simpatizzare con una madre accusata di aver assecondato il desiderio della figlia di otto anni di rifarsi il seno. Ma il testo evita di costruire un nemico comodo e costringe a restare nella complessità: è questo, per l’attrice, il punto decisivo.

  • „È facile puntare un dito...“: Lucia Mascino durante l'intervista sul palco del Teatro Cristallo la sera della tappa bolzanina de Il Se(n)no. Foto: Seehauserfoto
  • Il gesto di rivolta, a suo modo, della Commissaria Fusco

    Le chiedo cosa le resterà addosso dopo questo lavoro. „Mi porterò dietro il coraggio di andare a fondo“, dice. „Di non preoccuparsi se il pubblico non si fa una risata, perché una risata può essere esattamente uguale a un silenzio assoluto e un ascolto.“ Alla domanda su cosa penserebbe della protagonista del testo di Dolan la commissaria Fusco, Mascino ride e la mette „fuori dalla porta“. „Non c’entrano veramente niente“, dice, e quasi si schermisce all’idea di accostarle. Ma Fusco, „a modo suo“, è un esempio. „Ci sono delle bambine che mi dicono: ‚Io da grande voglio essere come la Fusco‘. Perché è una donna che non abbassa lo sguardo, che “spettina„ gli altri, che dice le cose in faccia, che non è aggressiva ma “spietatamente giusta„ e, a suo modo, anche questo è un gesto di rivolta“.

    La tournée de Il Sen(n)o incrocerà le riprese di un film TV con la regia di Giacomo Campiotti. Poi sarà la volta di un altro testo teatrale, completamente diverso da questo come atmosfera, „molto più tragico-comico, tipo Mamma imperfetta“, dice, ricordando un’altra fortunata serie TV. Intanto è arrivato il momento di entrare nei panni di Tessa. „Quando faccio un personaggio mi dimentico di tutti gli altri che ho interpretato. Ma ci si porta dietro sempre qualcosa dei personaggi: come attore sei sempre tu il contenitore. La cosa bella è che scopri sempre qualcosa in più. Quando finisce lo spettacolo io dico sempre: oggi è stata un’esperienza bellissima!“