Politik | Autonomie

Più tutele per i «ladini di confine»

A quasi vent'anni dal referendum per l'adesione all'Alto Adige, la minoranza ladina bellunese chiede il rispetto di diritti e peculiarità
Hinweis: Dieser Artikel ist ein Beitrag der Community und spiegelt nicht notwendigerweise die Meinung der SALTO-Redaktion wider.
Colle Santa Lucia
Foto: Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan
  • Autonomia e tutela della minoranza ladina, due capisaldi della crociata di tre comuni bellunesi di confine che - oramai da un ventennio - guardano al vicino Alto Adige.

    Maggiori garanzie e benefici economici, certo, ma soprattutto il giusto riconoscimento di cultura e tradizioni. «Nessuna secessione», ha però precisato il sindaco di Colle Santa Lucia, Paolo Frena, intervenendo alla festa dei vent'anni dell'Istituto Ladino Cesa de Jan. «Chiediamo soltanto il rispetto di un diritto costituzionale».

    Segno che la battaglia cominciata nel 2007 con il referendum consultivo per il distacco dal Veneto e portata avanti a singhiozzo, sta prendendo un nuovo slancio. I tre comuni - Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana e Cortina d'Ampezzo - restano dove sono ma ribadiscono con forza la necessità di vedere riconosciute le proprie peculiarità.

    Una realtà auspicata da anni, quella legata all'ottenimento di uno status speciale, che dal punto di vista legislativo ha però riscontrato non poche difficoltà. 

    «La provincia di Belluno è interamente montana e abbiamo delle minoranze linguistiche», ha sottolineato la vicepresidente Silvia Calligaro, lanciando un'ulteriore proposta: «rendere il ladino, lingua istitizionale».

    Ma affinché questo scenario sia realizzabile, ha esortato Frena, «serve il supporto delle Province Autonome di Trento e Bolzano».

    Il ladino, patrimonio linguistico, culturale e valoriale comune nonché «punto di forza e ponte tra i nostri territori», secondo il vicepresidente della Provincia di Bolzano, Daniel Alfreider

    Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana e Cortina d'Ampezzo, tre comuni che «hanno richiesto con forza attraverso un referendum democratico la possibilità di rientrare nel Tirolo storico», ha in seguito ricordato Walter Kaswalder del Partito Autonomista Trentino Tirolese (Patt).

    «Questa dev'essere la scommessa che tutta la politica trentina, altoatesina e del Sudtirolo deve portare avanti perché questa è la richiesta che ha fatto la vostra comunità», ha aggiunto. 

    Insomma, la partita dell'Autonomia dei «ladini di confine» pare essere nuovamente aperta.