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Politik | Avvenne domani

Uomini e cani

E se non volessimo più contarci? Il paragone tra il censimento linguistico in corso e la rilevazione del DNA dei cani altoatesini mi sembra ogni giorno di più intrigante.
  • Sono conscio del fatto che qualcuno potrebbe, al limite, sentirsi turbato o offeso, ma non posso farci nulla: il paragone tra il censimento linguistico in corso e la rilevazione del DNA dei cani altoatesini mi sembra ogni giorno di più intrigante.

    Come stanno andando le cose è più o meno noto a tutti anche se, va detto, le briciole di interesse dell’opinione pubblica e degli analisti politici rimaste sulla tavola dopo la grande abbuffata di commenti ed elucubrazioni sulla formazione della nuova giunta provinciale, appaiono più riservate alla razza canina che a quella umana.

    A fine anno i numeri dicevano più o meno questo: i quadrupedi fatti mappare dai solerti proprietari in base alla legge scritta per inchiodare alle loro responsabilità coloro che non raccolgono da terra le deiezioni del fedele compagno non erano più di 5000 su un totale stimato di 42.000 cani iscritti all’apposita anagrafe.

    Contemporaneamente le cifre rese note parlavano di una percentuale del 18% di cittadini che si erano assoggettati alla piccola procedura on-line per rendere la dichiarazione anonima di appartenenza o adesione ad uno dei tre gruppi linguistici ufficiali.

    Un testa a testa, anzi un testa a muso, particolarmente avvincente dato che ormai si scommette su tutto, non è improbabile che qualche broker accetti puntate sulla possibilità che, a fine corsa, ci siano più cani identificati che umani dichiarati. Staremo a vedere. Le considerazioni che si possono fare su questo accostamento sono diverse.

  • Foto: Schulz

    La prima, inevitabile, è che in questo angolo di mondo abbiamo una vera e propria passione per contare e per contarci. Siamo tra i pochi che, da quasi mezzo secolo, ogni dieci anni, ci assoggettiamo, con maggiore o minor voglia, all’obbligo di rientrare in una delle tre tribù istituzionali. Nel 1981, all’esordio del sistema, ci fu gran tempesta, scontri politici, appelli al boicottaggio, drammi personali di chi rifiutò di sottoporsi alla conta. Con il passare dei decenni la temperie politica è andata smorzandosi anche perché le regole sono state in una qualche misura rese meno draconiane di come le aveva volute, nel 1976, Alfons Benedikter. Adesso la dichiarazione nominativa, quella che serve quando ci si vuol candidare ad un posto nel pubblico impiego, ottenere un contributo sociale una casa IPES, viene resa ad hoc, sia pure con una serie di sbarramenti temporali per evitare una girandola di dichiarazioni di comodo. Quello che si dovrebbe svolgere in queste settimane è invece il censimento anonimo, agganciato un tempo a quello generale della popolazione che adesso invece viene effettuato con tutt’altra procedura. Tutto è iniziato da oltre un mese, ma, come detto, se ne sente parlare poco. Ha destato un moderato interesse il fatto che le prime rilevazioni abbiano consegnato la palma dei cittadini più solerti agli abitanti delle vallate ladine. Da aggiungere qualche mugugno per le difficoltà che i cittadini non proprio esperti nell’uso delle tecniche informatiche incontrerebbero nel breve percorso davanti allo schermo del computer per rendere la dichiarazione. Qualche sussurro ma nulla di più.

  • E poi i cani. Anche qui deteniamo il primato. Il mondo ci guarda stupito. Siamo i primi a tentare la colossale operazione di identificazione genetica dei quadrupedi da compagnia al fine di poter inchiodare in futuro alle loro responsabilità dei proprietari che fanno finta di aver dimenticato a casa paletta e sacchetto. A differenza della conta linguistica qui l’obiezione di coscienza si è manifestata in maniera piuttosto ruvida. Motivati anche dal fatto che la mappatura costa ai privati parecchi euro sono in molti ad aver dichiarato che mai e poi mai si assoggetteranno all’iniqua sanzione. La Provincia fa la faccia feroce e promette multe salate. La politica si divide e l’esito della contesa appare tutt’altro che certo.

    Quel che è sicuro è che mentre non ci sarebbero troppi problemi nel far fronte alla rivolta canina, se l’attuale pigrizia nel rispondere alla domanda sull’appartenenza linguistica dovesse sfociare in un rifiuto di dichiararsi, simile ad esempio, a quello che ha portato 110.520 altoatesini a rinunciare, nell’ottobre scorso, al proprio diritto di voto, la situazione diventerebbe pesante.

    Una parte consistente del sistema altoatesino si muove, da mezzo secolo, su una convenzione secondo la quale tutti, in un modo o nell’altro, devono incasellarsi dei tre gruppi ufficiali. Nel frattempo il mondo è cambiato abbastanza, ma con un escamotage che consente a tutti coloro che sono “altri” rispetto alla Trimurti di aderire, più per interesse che per convinzione, alle tre tribù consacrate dallo Statuto, si è riusciti, in qualche modo, a tirare avanti.

    Nella società cresce però, giorno dopo giorno, specialmente dopo l’esperienza della pandemia, un sentimento di rifiuto, delle regole, degli obblighi. In Alto Adige quest’aria di contestazione prepolitica è particolarmente vivace. Il rifiuto del voto, la rivolta contro le prescrizioni sanitarie e le vaccinazioni.

    A questo punto la rincorsa tra bipedi e quadrupedi a chi si farà mappare di meno o di più diventa un balzo verso l’ignoto.

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Simonetta Lucchi Sa., 27.01.2024 - 15:14

Io direi che a questo punto nessuno si stupirebbe se decidessimo la conta etnica anche per i nostri amici a quattro zampe: gruppo dei levrieri, dei lupi e dei barboncini. Con aree riservate e deiezioni secondo proporzionale, mappate.

Sa., 27.01.2024 - 15:14 Permalink
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Gasteiger josef Sa., 27.01.2024 - 17:47

Nachdem die sanität uns vormacht, dass die sprachruppen zugehärigkeit zur sicherung eines arbeitsplatzes kein gewicht mehr hat, darf man sich über das wurschtgkeitsgefühl der erzwungenen zählung gegenüber, ich bin derzeit noch bei den 80 %

Sa., 27.01.2024 - 17:47 Permalink
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pérvasion Mo., 29.01.2024 - 09:04

Den Minderheitenschutz kann man ja mal mit einer Hundekot-Maßnahme gleichsetzen. Würde man hingegen den Staatsnationalismus so behandeln, drohte eine Anzeige wegen Verunglimpfung. Alles normal.

Mo., 29.01.2024 - 09:04 Permalink