Dio, Patria e Famiglia Tradizionale
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Alla contromanifestazione antifascista di sabato, qualcuno si potrebbe essere chiesto: „Perché i centri antiviolenza si occupano di politica e confini?“.
La risposta è scritta sui nostri corpi. Come centri antiviolenza, come femministe, la nostra stessa esistenza è un atto di resistenza. E parliamoci chiaro: la cosiddetta „remigrazione“ è solo un nome pulito per una pulizia etnica. È il tentativo violento di sradicare persone, storie e legami in nome di una purezza identitaria che non esiste. È l’idea suprematista che un corpo possa essere „giusto“ o „sbagliato“ a seconda di dove è nato. Per noi, che nei centri antiviolenza accogliamo sorelle che scappano dalla violenza, la remigrazione è l’ultimo schiaffo patriarcale.
„È la logica del dominio: l’idea che qualcuno abbia il diritto di decidere chi può restare, chi può parlare, chi ha diritto alla vita e chi deve sparire nell’ombra.“
La violenza patriarcale che combattiamo ogni giorno nelle nostre case è la stessa violenza che arma le mani dei fascisti e che ispira le politiche di espulsione di massa. Abbiamo imparato, a caro prezzo, che la violenza che si respira nelle piazze nere è la stessa, che arma la mano di chi ci uccide in casa. È la logica del dominio: l’idea che qualcuno abbia il diritto di decidere chi può restare, chi può parlare, chi ha diritto alla vita e chi deve sparire nell’ombra.
Il fascismo non è un’opinione, è un crimine contro l’autodeterminazione. I movimenti fascisti vorrebbero riportarci a un passato di „Dio, Patria e Famiglia Tradizionale“, dove le donne sono ridotte a incubatrici della nazione e altre soggettività sono cancellate come „devianze“. Cercano di recintare i nostri desideri con le loro leggi e i nostri movimenti con i loro confini, ma la nostra solidarietà non conosce passaporti e non conosce paura. Se chiudono un confine, noi lo abbattiamo con la forza della nostra esistenza. Contro il loro odio, contro la loro prevaricazione, contro il loro dominio, contro le loro espulsioni.
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Der Faschismus ist definitiv…
Der Faschismus ist definitiv nicht für eine starke, traditionelle Familie.
Bei den Nazis hat man eindeutig gesehen, dass sie gegen die Familie sind: Kinder wurden möglichst früh in Schule und HJ indoktriniert und sogar zum Dmunziantentum gegen die eigene Familie erzogen. Die traditionelle Familie steht der vom Faschismus angestrebten Gleichschaltung im Weg.
Faschismus und Sozialismus sind ideologisch gesehen deshalb gegen die Familie, weil eine funktionierende Familie dem totalitären Staat im Weg steht.
In der Familie betreute Kinder lassen sich deutlich schlechter indoktrinieren als in staatlichen Einrichtungen betreute Kinder und dass Faschisten und Sozialisten Kinderbetreuungseinrichtungen zur Indoktrination missbrauchen, zeigen Geschichtsbücher klar und deutlich.
Antwort auf Der Faschismus ist definitiv… von Oliver Hopfgartner
Der Faschismus…
Der Faschismus instrumentalisierte die Familie als ideologische Keimzelle, um Rassenideologie und Autoritarismus zu festigen. Im Nationalsozialismus galt die Familie der Stärkung des „Volkskörpers“ durch frühe Ehen und kinderreiche Ehen, mit strengen Geschlechterrollen (Mann als Beschützer, Frau als Mutter) und staatlicher Förderung, während Verhütung und Abtreibung verboten waren.
Kernaspekte der faschistischen Familienpolitik:
Ideologische Instrumentalisierung:
Die Familie wurde als Basis für den Staat betrachtet, um rassistische und nationalistische Ziele zu erreichen.Geschlechterrollen: Es herrschte ein strenges, patriarchales Bild. Männer waren politisch/militärisch aktiv, Frauen waren primär für die Kindererziehung und den Haushalt zuständig.
Mutterrolle: Das Frau-Sein wurde stark auf die biologische Mutterschaft reduziert. Die Frau als „Gebärende“ war für den NS-Staat zentral, wobei das „Mutterkreuz“ kinderreiche Mütter ehrte.
Bevölkerungspolitik: Staatliche Maßnahmen wie Ehestandsdarlehen, Steuererleichterungen und Zuschüsse sollten die Geburtenrate erhöhen, während Abtreibungen streng verboten waren.
Erziehung: Die Familie sollte autoritäre Verhältnisse reproduzieren und die Kinder im Sinne des Regimes erziehen.
Rechtsextreme Bezüge: Auch heute propagieren rechtsextreme Szenen oft dieses traditionelle Rollenbild, wobei die Familie auf eine ideologiekonforme, „reinrassige“ Gemeinschaft beschränkt wird.
Wegweiser Bürgergesellschaft +4
Zusammenfassend lässt sich sagen, dass der Faschismus die Familie nicht als privaten Rückzugsort, sondern als zentrales Instrument zur Durchsetzung seiner Ideologie und zum Erhalt der rassistischen Ordnung funktionalisierte.
Antwort auf Der Faschismus… von Herta Abram
Faschismus ist gegen die…
Faschismus ist gegen die Familie. Der Faschismus will nur Kanonenfutter für die Front, daher soll die Geburtenrate erhöht werden. Eine Familie würde aber nie freiwillig ihre Kinder an die Front schicken und deswegen haben faschistische und faschistoide Regimes nie die Institution Familie gestärkt, sondern sie eher ausgehöhlt und durch Führerkult ersetzt.
Antwort auf Der Faschismus ist definitiv… von Oliver Hopfgartner
Sie können Faschismus und…
Sie können Faschismus und Kommunismus im selben Atemzug nennen.
Mit dem Begriff Sozialismus (sozial) aber, so meine ich, sollten Sie sich doch noch etwas näher befassen.
Lungi da me prendere le…
Lungi da me prendere le difese dall’imbarazzante manifestazione sulla remigrazione e, soprattutto, dei gruppi neo-fascisti che l’hanno organizzata, rispetto ai valori dei quali non potrei essere più lontano.
E' però interessante osservare come la narrativa dell’articolo, carica di trasporto emotivo, poggia su una correlazione sociologica che i dati faticano a confermare.
Trasformare la lotta alla violenza di genere in una piattaforma esclusivamente politica contro il „fascismo“ rischia di oscurare le dinamiche reali e documentate del fenomeno.
Non esiste ad oggi alcuno studio scientifico o statistico che stabilisca un legame causale tra l’adesione all’ideologia neofascista e l’incidenza della violenza contro le donne.
La violenza di genere è un fenomeno trasversale, che non conosce steccati politici.
Secondo i report del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, le determinanti della violenza sono correlate a fattori psicologici, abuso di sostanze, contesti di degrado socio-economico e modelli culturali di controllo, indipendentemente dall’orientamento elettorale del reo. Etichettare la violenza domestica come „fascismo“ è una suggestione retorica, non un’evidenza criminologica.
Mentre il comunicato parla di „confini da abbattere“, i dati ufficiali suggeriscono che la provenienza culturale e i modelli normativi di riferimento abbiano un impatto concreto sulla sicurezza delle donne in Italia.
I dati ISTAT e del Ministero dell’Interno mostrano una sproporzione statistica significativa per quanto riguarda i cittadini stranieri (provenienti in larga parte da aree geografiche a maggioranza islamica) nei reati di violenza contro le donne:
Violenza Sessuale: nonostante rappresentino circa l'8,5-9% della popolazione residente, i cittadini stranieri sono responsabili di oltre il 40% delle denunce per violenza sessuale in Italia.
Maltrattamenti in famiglia: la percentuale di stranieri denunciati è costantemente superiore alla loro incidenza demografica, con tassi di recidiva spesso legati a visioni patriarcali radicate in determinate culture d’origine.
Il fattore culturale: studi di sociologia della devianza evidenziano come in culture dove la religione (specificamente quella islamica in interpretazioni radicali o tradizionaliste) e il diritto consuetudinario subordinano la donna all’uomo, la violenza venga spesso percepita non come crimine, ma come strumento correttivo.
Riferimenti Statistici:
ISTAT: Il numero delle vittime e le forme della violenza (https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il…)
Ministero dell’Interno: Analisi sui reati di genere (Codice Rosso) (https://www.interno.gov.it/it/notizie/unanalisi-dei-dati-sulla-violenza…).
Definire la gestione dei flussi migratori o la „remigrazione“ come „pulizia etnica“ ignora una realtà di fatto: la protezione delle donne passa anche attraverso il controllo del territorio e l’integrazione di chi accetta i valori di parità occidentali.
Se, come afferma il comunicato, la violenza è „logica del dominio“ (fatto sul quale si può concordare), è intellettualmente disonesto ignorare il dominio esercitato in contesti culturali dove l’apostasia o l’autodeterminazione femminile sono punite con la morte (si vedano i casi di cronaca come Saman Abbas o Hina Saleem).
In questi casi, la violenza non è „fascista“, ma figlia di un integralismo religioso e culturale che i centri antiviolenza sembrano voler passare sotto silenzio per non infrangere il dogma del multiculturalismo.
Salvo che non si voglia trovare - e sarebbe un interessante spunto di conversazione - un ampio punto di contatto fra fascismi e islam (come la storia, peraltro, ci insegna).
La solidarietà che „non conosce passaporti“ rischia di diventare complicità quando ignora che alcuni „passaporti culturali“ portano con sé una visione della donna incompatibile con la libertà che si dichiara di voler difendere.
La narrativa che si propone in questo articolo è identitaria e ideologica tanto quanto quella dei fascisti che giustamente criticate.
La violenza di genere si combatte con i dati e con la protezione delle donne reali, non con gli slogan ideologici sforniti di qualsiasi fondamento scientifico o statistico.
Antwort auf Lungi da me prendere le… von AlexP
Gewalt gegen Frauen ist zwar…
Gewalt gegen Frauen ist zwar weltweit ein patriarchales Phänomen, das auch in nicht-faschistischen Kontexten vorkommt. Jedoch verstärkt, legitimiert und instrumentalisiert der Faschismus diese Gewalt ideologisch und macht sie zu einem zentralen, systemischen Bestandteil seiner Ideologie.
Antwort auf Gewalt gegen Frauen ist zwar… von Herta Abram
Sono d’accordo. Ma non è l…
Sono d’accordo.
Ma non è l’unica ideologia a farlo.