Politik | Consulta Stranieri

“Chi si comporta male torni a casa”

Zaheer Zafar, leader islamico, ha tre lavori, 5 figli e punta alla presidenza. Cosa pensa di lavoro femminile, migranti, Salvini, Pd. E delle accuse sui suoi 337 voti.
Zaheer Zafar
Foto: Z. Zafar

Portiere all’hotel Ariston, imprenditore, affittacamere. Ma anche leader della comunità islamica bolzanina. E adesso campione di voti nelle ultime elezioni della Consulta per gli immigrati del capoluogo, grazie alle 337 preferenze che lo favoriscono per la presidenza. Zaheer Uddin Mohammad Zafar, 48 anni, sposato, cinque figli di cui l’ultimo di quattro mesi, è la sorpresa delle elezioni del 7 aprile. Cittadino pakistano, in Italia dal 2001, è un esponente musulmano di orientamento progressista. Il suo giudizio tocca temi spinosi, dal lavoro femminile (“Le donne - dice - devono avere un impiego”) ai matrimoni “combinati” in uso in Pakistan (“Se c’è il consenso - afferma - possono funzionare, perché i genitori hanno esperienza e sanno scegliere bene”). Fino all’immigrazione: “Le regole servono, Salvini in questo senso ha ragione, ma io mi riconosco nel Pd” aggiunge. Il suo obiettivo è “aiutare tutti i migranti, come abbiamo fatto con la nostra associazione”. Proprio nella gratitudine legge il suo successo nell’urna, contro chi invece insinua che al seggio c’era chi invitava a votare per lui.

Sono portiere all’hotel Ariston, ho una bancarella di vestiti in affitto e ora farò l’affittacamere. Perchè ho tre lavori? Ho cinque figli, devo mantenerli

salto.bz: Zaheer Uddin Mohammad Zafar, da dove parte la sua storia?​

Zaheer Uddin Mohammad Zafar: sono venuto dalla mia città natale, Sialkot, nel sud del Pakistan, a 100 chilometri da Lahore, nel 2001. Avevo un visto stagionale e ho iniziato a lavorare all’albergo Ariston di via Roma, dove sono tutt’oggi impiegato dopo quasi vent’anni. Ho deciso di rimanere nel 2002, quando hanno aperto la sanatoria. All’inizio pensavo in un’esperienza temporanea, volevo tornare in patria per ritentare l’avventura imprenditoriale. In Italia ho anche avviato una ditta individuale, per i vestiti al mercato ambulante, in piazza Vittoria, via Rovigo, Merano e Bressanone. Attualmente l’ho affittata.

Che tipo di azienda aveva avviato?

Una ditta per fare palloni, su contratto con le multinazionali sportive. Volevo fare import-export, ma le grosse aziende del settore non me l’hanno permesso. Così avevo deciso di venire in Italia. Dopo aver scelto di rimanere qui sono arrivate tante cose: la famiglia, i miei fratelli che si sono trasferiti, l’impegno nell’associazione. Si sta molto meglio in Italia, senza dubbio.

Perché?

I motivi sono tanti. La scuola, i bambini, la salute, le regole. Mi piace. Bolzano poi è una provincia ordinata. Anche se non è più come una volta, vent’anni fa, quando potevi lasciare la bici senza lucchetto. È venuta tanta gente negli anni e non tutti si comportano bene. Noi nella preghiera del venerdì diciamo che il Corano vieta di andare contro le regole dello Stato in cui si vive. Siamo venuti tutti qui senza soldi, senza vestiti, senz’auto, chi in aereo, auto, nave o pullman e adesso abbiamo tutte queste cose grazie all’Italia. Dobbiamo quindi essere di esempio. Vendere droga o alcolici ai minorenni ad esempio è proibito dall’Islam.

Siamo venuti tutti qui senza soldi, senza vestiti, senz’auto, chi in aereo, auto, nave o pullman e adesso abbiamo tutto grazie all’Italia. Dobbiamo quindi essere di esempio, rispettando le regole come dice il Corano

 

 

Lei è imam?

No, sono responsabile dell’associazione Pace che ha sede in via Macello 18, nello stabile acquistato per circa 300.000 euro dai soci, che si sono autotassati. Ospita una moschea e centro culturale per bambini e ragazzi. Parliamo loro anche del Ramadan che sarà tra un mese.

Quanti siete nella comunità islamica in città?

Circa 250 soci, abbiamo musulmani di tutte le provenienze. I pakistani sono la maggioranza ma ci sono macedoni, albanese, africani, bengalesi e indiani. In tutto come islamici saremo duemila in questo territorio. Vorrei sottolineare che il nostro è un messaggio di dialogo e pace, l’Islam non significa guerra, bombe, morte, ma fratellanza: non una goccia di sangue va versata.

Lei ha ottenuto molte preferenze. Che politico italiano le piace di più?​

Salvini dice alcune cose buone. I migranti che vengono accolti trovano da dormire e da mangiare. Chi non si comporta bene è giusto che venga rimandato a casa. Anche perché fa fare brutta figura a tutti gli altri, che sono brava gente. Io però mi riconosco nel Pd.

Salvini dice alcune cose buone. I migranti che non si comportano bene è giusto che vengano rimandati a casa. Ma io mi riconoscono nel Pd, mi piacciono Repetto e Caramaschi

Le piace Zingaretti?​

Conosco Sandro Repetto e Caramaschi, mi piace il loro approccio sulle regole.

Ha pensato di chiedere la cittadinanza italiana e magari candidarsi?​

No, io sono cittadino pakistano e mi va bene. Non voglio fare come i connazionali che una volta ottenuta la cittadinanza nella Ue scappano in Inghilterra, Canada o Svizzera perché si guadagna di più. Io voglio stare qui. Aiutare la brava gente che come me viene dall’estero.

 

 

È disponibile a fare il presidente della Consulta degli stranieri?

Certamente, sarei contento. Voglio portare avanti le cose che migliorano la vita agli stranieri, sempre nel rispetto delle regole a Bolzano. 

Mi piacerebbe essere presidente della Consulta. Voglio portare avanti le cose che migliorano la vita agli stranieri, per la brava gente, nel rispetto delle regole

In Italia si parla tanto di accoglienza, negli ultimi anni dei richiedenti asilo in fuga da conflitti, guerre e privazioni. Lei che posizione ha?

È giusto accogliere i profughi veri, non coloro che hanno storie false. E ce ne sono. 

Come ha fatto ad ottenere 337 voti, visto che il secondo più votato ne ha presi “solo” 131?​

Con la nostra associazione abbiamo aiutato tanta gente in questi anni. Dando vestiti, cibo, soldi a chi è venuto qui senza niente. Le famiglie non hanno dimenticato. Una riconoscenza per un aiuto ai loro problemi. 

I miei voti? Per la gratitudine dei tanti che abbiamo aiutato. Nessuna campagna elettorale al seggio, sono solo gelosie

Qualcuno ha detto che al seggio diverse persone invitavano a votare per lei, cosa vietata. Cosa risponde?

Non è vero, non c’è stata nessuna campagna elettorale a mio favore al seggio o all’esterno. Diverso è il caso di salutare chi veniva a votare, ma nessuno è stato forzato. Sono solo gelosie. 

Lei è un leader tra gli islamici altoatesini. Che opinione ha ad esempio sulle pari opportunità tra i generi?​

Donne e uomini sono uguali. Nella nostra sede venivano anche le donne quando c’era abbastanza spazio. Ora appena prenderemo un locale nuovo in una parte torneranno donne e bambini.

Perché la separazione, pregare assieme non si può?

Per il resto è tutto uguale, c’è parità, ma il Corano dice che si deve pregare separati. Il motivo è che nei cinque minuti in cui ringrazio dio, Allah, perché mi ha creato e dato tutto ciò che ho, devo pensare a lui e non ad altro. Se ho donne vicine magari mi distraggo.

Le donne devono lavorare, la moglie deve dare una mano al marito nel sostentamento della famiglia

Sul lavoro femminile?

Le donne devono lavorare, la moglie deve dare una mano al marito nel sostentamento della famiglia. Le donne poi lavorano sia in casa che fuori. È un grande impegno.

Sua moglie lavora?​

Mia moglie, siamo sposati da 12 anni, grazie ai nostri genitori, ha sempre badato ai figli. Ne abbiamo avuti cinque e non avrebbe potuto fare altrimenti. Ma adesso mi darà una mano nell’attività di affittacamere. Ho preso in affitto tre appartamenti, e fra due mesi, ne prenderò altri due, in via Trento e via Roen a Bolzano, per gli alloggi a scopo turistico.

Io e mia moglie Farah ci siamo conosciuti grazie ai nostri genitori. Se c’è il consenso queste cose funzionano, madri e padri hanno esperienza e scelgono bene per i figli

Come fa a fare tutte queste cose?

Ho un sacco di figli, devo lavorare (sorride, ndr).

Diceva che l’incontro con sua moglie è dovuto alle famiglie. Ma ritiene giusto questo fenomeno dei matrimoni “combinati” in uso in Pakistan e altre nazioni?

Parto dalla mia esperienza, che è stata positiva. Con mia moglie Farah Naz, che ha 38 anni, ci siamo sposati in Pakistan, nel periodo in cui io ero già in Italia. Se la domanda è se è giusto o no, dipende. A me hanno chiesto se ero d’accordo. Ero a Bolzano, lavoravo tutti i giorni e loro mi hanno chiesto: hai conosciuto una donna che vuoi sposare? Io ho detto di no, ero convinto che loro avessero occhi migliori nel vedere. Così è stato. Mi hanno chiesto: ti piace questa ragazza? E la stessa cosa era stata chiesta a lei. Noi due ci eravamo già visti prima al matrimonio di suo fratello. Alla fine sono venuti i genitori di lei in casa nostra e la cosa si è fatta.

 

 

In Occidente questa prassi fa impallidire. Non trova?​

Io dico, dipende. Se c’è il consenso degli interessati e i genitori scelgono bene nel 90-95% dei casi gli sposi vivono felici, non ci sono divorzi. Perché madri e padri hanno 60 anni di esperienza e sanno valutare le persone. Prima vedono le famiglie, dove vivono, come vivono. Poi se scelgono per il bene del proprio figlio o figlia l’incontro funziona.

Ci sono stati diversi casi di cronaca nera in Italia di ragazze di seconda generazione, di origini pakistane, uccise dalle famiglie per la scelta di vivere in modo “troppo occidentale”. Esiste una mentalità troppo conservatrice?​

I genitori non possono intromettersi. La religione dice che chi ha 18 anni ha diritto a fare la sua vita. Decide per sé ed è giusto che lo faccia.