Blutbuch, l'Io è una ferita
-
Il romanzo
Blutbuch [nella traduzione italiana 'Perché sono da sempre un corso d'acqua', ed. il Saggiatore, 2023] è dedicato dall'autore Kim de l'Horizon alle sue Meere (madri). Nel romanzo i ricordi seguono e danno voce alla linea femminile della famiglia. Il padre, Peer è per il piccolo Kim, das Kind che abita con fatica il proprio corpo, solo un'ancora marginale, il residuo di un racconto patriarcale dominante. Quando la nostra pelle è il mostro che ci impone un genere binario per accostarci al mondo, le parole si fanno linfa che guarisce, come il liquido vitale che scorre nell'albero, die Blutbuche (il faggio rosso) presente nella memoria e nel giardino della nonna, la Grossmeer di Kim de l'Horizon. Di più, le parole diventano nutrimento, liberano e permettono allo scrittore di ricostruire la propria identità fluida, l'unica in cui il bimbo cresciuto può riconoscersi senza danno. Gli stessi ricordi non sono rivolti al passato, piuttosto, ricalcando Deleuze e Guattari, citati da de l'Horizon in un esergo ai capitoli del libro, riguardano i cambiamenti presenti, le forme del divenire.
Contaminazioni linguistiche, tra tedesco standard, svizzero e dialetto bernese
Si respira libertà nel romanzo d'esordio di Kim de l'Horizon, pubblicato e vincitore nel 2022 di entrambi, lo Schweizer Buchpreis e il Deutscher Buchpreis. Nella forma liquida della scrittura si accavallano contaminazioni linguistiche, tra tedesco standard, svizzero e dialetto bernese, e di stile, tra descrizioni reali e metafore, tra lettere indirizzate alla Grossmeer che perde via via la memoria, ricostruzioni di vite fittizie, e traduzioni dichiaratamente ottenute con l'ausilio dell'IA. Il testo innovativo restituisce il racconto disordinato, eppure veritiero dell'autore, l'io narrante alla ricerca di sé.
Il suo romanzo, a detta dello stesso Kim de l'Horizon -e la letteratura tutta, si può aggiungere- è un calderone da cui trarre la pozione magica, un rimedio collettivo al trauma attribuito al singolo individuo. Perché "la ferita è anche il luogo della guarigione", recita un'altro esergo all'interno del libro, citando questa volta l'artista e insegnante di yoga Kundalini, Tabita Rezaire. La lingua che sedimenta esperienze e traumi può anche plasmarli e superarli. Succede in modo radicale con grazia e forza letteraria nelle pagine di Blutbuch.
-
La pièce teatrale
Le parole di Blutbuch danzano e si rincorrono nello spazio del Teatro Studio di Bolzano, nel riuscito adattamento teatrale della regista Anna Stiepani con la drammaturgia di Elisabeth Thaler. Cinque persone diverse incarnano il personaggio di Kim, che sfugge non solo alla distinzione di genere, ma mostra molti volti e usa diversi linguaggi. Le voci di Svetlana Beresova, Patrice Grießmeier, Doris Pigneter, Felix Rank e Anna Starzinger, singolarmente o quasi a cappella, amplificano e traducono di volta in volta in scene teatrali i brani narrativi del romanzo, estraendone il tessuto drammatico fatto di emozioni diverse, di ricordi, di retaggi, fino a cose non dette. Relitti della memoria, frammenti pescati nell'oceano femminile, evocato in quel nome polisemico Meere determinante nella storia dell'io narrante, confessioni autobiografiche, la deformazione nella percezione che altera grottescamente la realtà nell'infanzia, acquisiscono sul palcoscenico anche una dimensione visiva e sonora.
Più che una ribellione appare come la necessità di togliere dal racconto ogni retorica o malinteso romantico.
La scenografia realizzata da Jenny Schleif ricrea sul palco il giardino della Grossmeer con il grande faggio rosso, l'albero rifugio del piccolo Kim, che assume anche forme antropomorfe, dove le parole si possono nascondere e si rivelano. Assume poi una forte connotazione simbolica il gesto in cui i personaggi che interpretano il protagonista a un certo punto smontano e rimuovono dal palco gli elementi scenici che ricordano il giardino. Più che una ribellione appare come la necessità di togliere dal racconto ogni retorica o malinteso romantico. Così come il requisito a forma d'uovo, appoggiato sul divano che rappresenta l'interno della casa di Grossmeer, evoca le Fotzelschnitten, la ricetta associata nel ricordo di Kim alla nonna, e finisce poi sul wc sistemato in un angolo della scena, quasi a dissacrare ogni sentimentalismo. La riduzione teatrale del testo della regista rispecchia la suddivisione in cinque parti del romanzo e ricorre a espedienti tecnici per rappresentare le scene esplicite sessuali contenute nel libro senza riproporne la violenza.
Di una e dell'altro, sentimentalismo e violenza, non ce n'è bisogno. La piéce di un'ora e mezza esalta invece con estro ed equilibrio tutta la forza poetica del testo.
-
Blutbuch, di Kim de l'Horizon
Piéce teatrale, produzione Vereingte Bühnen Bozen
Regia Anna Stiepani, scene e costumi Jenny Schleif. drammaturgia Elisabeth Thaler; con Svetlana Beresova, Patrice Grießmeier, Doris Pigneter, Felix Rank e Anna Starzinger
Aufführungen:
17.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Premiere
22.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Vorstellung
23.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Vorstellung
24.01.2026, 18.45 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Stückeinführung
24.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Vorstellung
25.01.2026, 18 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Vorstellung
29.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Vorstellung
30.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Vorstellung
31.01.2026, 19.30 Uhr Studio, Stadttheater Bozen Dernière -
Weitere Artikel zum Thema
Bücher | [Re]VisionDurch das Meer
Kultur | TheaterAlles nur Theater?
Gesellschaft | zebra.Name: Kae
Stimme zu, um die Kommentare zu lesen - oder auch selbst zu kommentieren. Du kannst Deine Zustimmung jederzeit wieder zurücknehmen.