Umwelt | Inquinamento

Troppi pesticidi nelle acque/1

Dal 2017 nella Fossa Grande di Caldaro, paradiso dei pescatori, il glifosato è ben al di sopra i limiti di legge. Nel 2022 i valori del suo metabolita erano più alti di otto volte. Un nuovo studio ha dichiarato il diserbante cancerogeno anche a basse dosi.
Bild: Wikipedia

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Dal 2017 ad oggi, nelle acque della Fossa Grande di Caldaro,  i residui di glifosato e del suo principio di degradazione, il metabolita AMPA, sono ininterrottamente (e abbondantemente) al di sopra degli standard qualitativi ambientali. In alcuni periodi anche con valori parecchie volte sopra i limiti. E‘ ciò che si evince dalle tabelle pubblicate (e in questo caso, con merito, facilmente accessibili a tutti) nelle pagine dedicate al monitoraggio pesticidi della Provincia di Bolzano. Se la trasparenza sui dati non manca - ma è comunque cosa ben diversa la loro efficace divulgazione -  va segnalato che Palazzo Widmann, rispetto alle altre regioni, ha una rete di punti di prelievo tutt’altro che capillare. Secondo quanto si legge nell’ultimo rapporto nazionale sui pesticidi nelle acque (dati 2021, pubblicato nel 2024), tra superficiali e sotterranee il Veneto ha 570 punti di monitoraggio delle acque, il Friuli Venezia Giulia 239, la Provincia di Trento 74, mentre quella di Bolzano ne ha solo 32, nonostante il grande sviluppo del settore agricolo. Ma l’aspetto più negativo è che nell’indagine sulla qualità dei corsi d’acqua 2014-2022 l’inquinamento della Fossa Grande risulti ben chiaro alle autorità provinciali, così come a loro non può sfuggire l’abbondante letteratura sul fatto che i residui dei pesticidi restano nella carne dei pesci (si veda il box) ma, ciò nonostante, i picchi più alti di concentrazioni sono stati proprio negli ultimi anni. Qualcosa non torna. L’Agenzia per l’ambiente (Appa) ha promesso di rispondere alle domande e ai dubbi di SALTO. Le risposte saranno oggetto di un secondo articolo che uscirà alle 19 del 30 ottobre.

Abbiamo visto di recente come, grazie ad un approfondito  studio pubblicato a giugno su Environmental Health a cura del Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna, sia stato stabilito che il glifosato, diserbante tra i più utilizzati al mondo, sia cancerogeno anche ai livelli considerati “accettabili” dall’Unione europea (in questo articolo abbiamo ricordato che nel 2023, forse su pressione di una serie di interessi economici non solo delle lobby agricole ma anche dell’industria chimica germanica, l’UE ha sventuratamente autorizzato l’uso dell’erbicida per altri 10 anni, ma anche che Stefan De Keersmaecker, portavoce per la sicurezza alimentare della Commissione, dopo la pubblicazione dello studio bolognese ha dichiarato che la Commissione “è aperta a rivedere la decisione sull’autorizzazione del glifosato” nei prossimi due anni). 
In Italia il glifosato è in libera vendita. Il prodotto commerciale RoundUp, immesso sul mercato dal colosso germanico Bayer, non lo si acquista soltanto nei Consorzi agrari e nelle rivendite di mezzi tecnici per l’agricoltura, ma lo si può tranquillamente comprare on line. In Europa l’impiego di glifosato costituisce oltre un terzo del consumo di diserbanti, quota che in Italia sale al 52%, equivalente a un consumo annuo pari a circa quattromila tonnellate, In Alto Adige ne vengono impiegate circa 100  all’anno e, mentre i Comuni di Bolzano e Brunico hanno vietato l’impiego del diserbante alle proprie Giardinerie, essendo molto economico e facendo risparmiare lavoro, la Provincia lo usa regolarmente per togliere l’erba dai bordi delle strade e non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro fino a quando (e se) il prodotto sarà messo al bando dall’Ue. 

Abbondanza: Uno dei pesci pescati nella Fossa Grande. www.pescareintrentino.it

Il paradiso della pesca

Analizzando le tabelle della Provincia si vede che glifosato, AMPA, e, a turno, anche altri pesticidi si trovano in diversi punti di prelievo, ma sono costantemente al di sopra della norma nella Fossa Grande di Caldaro, il corso d’acqua di drenaggio realizzato nel 1774, che scorre dall’omonimo lago verso Sud e sfocia dopo circa 18 km nell’Adige in località San Michele. La fossa è un luogo di pesca molto amato sia dagli appassionati altoatesini che trentini. Un piccolo eden per chi ama munirsi di canna e lenza che ospita fino a 30.000 esemplari per ettaro (il più pescoso della regione), famoso  per essere campo gara Fipsas dove si disputano le competizioni di pesca al colpo e per la presenza di numerosi lucci, di grossa dimensione, un luogo “che garantisce divertimento 365 giorni l’anno”. Vi si pescano  scardole, gardons, cavedani, alborelle, carassi, tinche, carpe, persici, lucci e trote iridee.

Residui nei tessuti dei pesci

Sono innumerevoli gli studi scientifici che si trovano online sui residui dei pesticidi nella fauna ittica. Riassumiamo qui l’abastract del più recente: Glyphosate- and aminomethylphosphonic acid (AMPA)-induced mortality and residues in juvenile brown trout (2024).

Il glifosato è un erbicida sistemico non selettivo ad ampio spettro con un potenziale di accumulo nella biota comunemente ritenuto basso. Tuttavia, è stato dimostrato che il glifosato si bioaccumula nei tessuti di diversi organismi. Per comprendere le dinamiche di bioconcentrazione del glifosato nei pesci, trote fario di età diverse sono state esposte a diverse concentrazioni di glifosato, alla formulazione Roundup LB Plus e al principale prodotto di trasformazione, l’acido amminometilfosfonico (AMPA), per due, tre o quattro settimane a diverse temperature in laboratorio. Sono stati determinati i tassi di mortalità e alla fine dell’esperimento sono stati raccolti campioni di tessuto per accertare le concentrazioni di glifosato e residui di AMPA mediante cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa. La mortalità della trota fario durante l’esposizione al glifosato o all’AMPA era notevolmente più elevata a 15 °C che a 7 °C. Inoltre, è stato osservato un aumento significativo delle concentrazioni di glifosato nei campioni contenenti tessuto muscolare, della testa, della spina dorsale e della pinna caudale con l’aumentare delle concentrazioni di esposizione e delle temperature. I pesci di sei mesi contenevano più glifosato per kg di peso umido dopo l’esposizione rispetto ai pesci di dieci mesi (...) Circa il 30-42% del glifosato e dell’AMPA assorbiti dagli organi è rimasto nei tessuti anche quando i pesci sono stati tenuti in acqua pulita priva delle sostanze in esame per tre settimane dopo la fine dell’esposizione. (...) Di conseguenza, è molto probabile l’assorbimento del glifosato da parte dell’uomo attraverso il consumo di pesce commestibile contaminato.

L’analisi dei dati

Lo stato di salute della fossa non è purtroppo per nulla buono. La fotografia che emerge dalle tabelle provinciali è netta e, francamente, abbastanza inquietante. Dal 2017 in poi i numeri dicono che lì i valori oltre i limiti non sono un’eccezione ma una costante — glifosato e AMPA sono sempre sopra il limite di 0,1 microgrammi per litro (µg/L) che la normativa fissa come soglia di riferimento. Solo per chiarezza: una quantità di 0,4 microgrammi è cioè quattro volte sopra lo standard ammesso.

Nel 2017, primo anno delle misurazioni,  ad esempio, nella Fossa grande di Caldaro i valori sono subito alti, il glifosato a 0,16 ma l’AMPA a 0,37, quasi quattro volte il consentito. L’anno dopo, nel 2018, aumenta il Glifosato a 0,20 e l’AMPA va a 0,35. Per il corso d’acqua in uscita dal lago di Caldaro è comunque un’annata orrenda. Anche il Carbaril (insetticida) viene trovato a 0,65 e l’MCPA, un erbicida a base di ormoni, a 0,67 (sempre con limiti a 0,1). 

Nel 2019 poi succede qualcosa di strano, il valore del glifosato viene rilevato a quota 0,133 mentre l’AMPA schizza a 0,601, sei volte sopra il limite. Lo stesso anno peraltro si trovano valori anomali nella Fossa di Bonifica a monte del depuratore di Bolzano sia dell’insetticida Acetamiprid sia il fungicida Fludioxonil rispettivamente con 0,13 e 0,11. Il punto di monitoraggio poi cessa subito di essere tale. Ne abbiamo chiesto il motivo …. 

Nel 2020 sempre nella Fossa grande di Caldaro il glifosato schizza a 0,56 e l’Ampa 0,32 e, poco più a sud, nella Fossa Porzen di Salorno a 0,24. Ironia della sorte proprio nel dicembre 2020 proprio quest’ultima fossa esondò creando parecchi danni, facendo morire tonnellate di pesci. 

Anche nel 2021 la Fossa non delude aspettative (si fa per dire) con Glifosato a 0,25 e AMPA a 0,27 e un valore anomalo di Tetraidroftalimmide (THPI), il metabolita del fungicida captano a 0,46 (limite sempre a 0,1). Quest’ultima sostanza nel 2021 schizza alle stelle, addirittura a 3,57 il Tetraidroftalimmide (THPI) nel punto di monitoraggio 11189 che è la Fossa piccola di Caldaro a monte della confluenza. 

Nel 2022 nella Fossa Grande di Caldaro (nella tabella sopra corrisponde al punti di rilevamento 11190) i valori del glifosato sono a 0,13 ma quelli degli AMPA schizzano alla cifra record di 0,83, otto volte sopra i limiti. Nella Fossa piccola vengono rilevati a 0,13 e 0,16. 

L’anno successivo, il 2023, i valori del glifosato sono a 0,24 ma quelli degli AMPA scendono a 0,44. Nella Fossa piccola 0,1 e 0,287. Torna molto alto anche il Tetraidroftalimmide a 1,1. Lo scorso anno nella Fossa grande di Caldaro i valori del glifosato erano 0,16 e gli AMPA 0,24. In sintesi, per otto anni consecutivi, entrambi i valori sono sempre stati sopra i limiti. 

Acque potabili e sotterranee

Nel 2023, oltre ai controlli di routine la Provincia ha analizzato 36 fonti di acqua potabile considerate a potenziale rischio e nel 2024 più di 35 fonti selezionate per gli stessi criteri (bacini con almeno il 20% di agricoltura intensiva). I risultati fanno riflettere: in alcuni campioni sono state rilevate tracce di pesticidi o dei loro metaboliti, e in un caso — il pozzo Pizzini a Bronzolo — l’AMPA è risultata a 0,16 microgrammi/L il 25 ottobre 2023, sopra il limite per le acque potabili di 0,10 µg/L, tanto da rendere necessario togliere il pozzo dalla rete e procedere a controlli successivi. Le analisi di controllo di gennaio 2024 non hanno confermato il riscontro iniziale, per cui il pozzo è stato ripristinato; ma il fatto che un metabolita del glifosato sia stato trovato in una fonte destinata all’uso umano un minimo di ansia la crea. 

Le altre rilevazioni nelle fonti prese in esame sono, per ora, di entità inferiore ai limiti di legge singoli e cumulativi, e in diversi casi le sostanze individuate (diclorobenzamide, metolachlor-ESA, pirimetanil) sono state successivamente non confermate dalle analisi di controllo. Tuttavia non si può liquidare il fenomeno come una mera anomalia tecnica: l’oscillazione dei risultati suggeriscd che la pressione delle aree agricole sui bacini idrici è reale e che la gestione della rete (miscelazioni, uso di sorgenti solo in casi straordinari, ecc.) è diventata una pratica necessaria per garantire la qualità dell’acqua che arriva ai rubinetti. 

Per quanto riguarda le acque sotterranee nel 2024 a Salorno, nella località Maso dei Marchi, è stato riscontrato glifosato nelle acque sotterranee con una concentrazione di 0,05 microgrammi/L; nello stesso anno, nel territorio di Brunico, per due volte a un punto di monitoraggio (EW Sitz, codice 14002) è stato individuato il metabolita Metolachlor-ESA a valori che, nella scala dei numeri riportati, appaiono elevati (0,22 e 0,14). Il Metolachlor-ESA è un metabolita persistente dei diserbanti e la sua presenza nelle acque profonde indica che la contaminazione non è circoscritta alla superficie ma percola nei suoli fino alle falde. 

Nei casi documentati, la comunicazione locale e le misure adottate (sospensioni temporanee dell’erogazione, analisi di controllo) sono state prese tempestivamente; resta però la domanda  se e come siano stati informati e coinvolti gli agricoltori delle zone interessate, quali pratiche agronomiche possano aver favorito quei valori e quali interventi strutturali (aree di tutela, fasce tampone, cambi di pratiche) siano già stati messi in campo. 

(Nel secondo articolo, in uscita alle 19 del 30 ottobre, vedremo com’è la situazione nel resto d’Italia, degli studi sulle acque del Veneto, e cosa risponde Palazzo Widmann alle varie questioni).