Politik | Bilinguismo

„Il C1 di tedesco? Si compra così“

In un servizio di Report alcuni insegnanti raccontano la facilità con cui si possono ottenere le certificazioni linguistiche. In una telefonata davanti alla telecamera la segretaria dell'ente conferma che le risposte saranno inviate prima dell'esame.
bilinguismo, Zweisprachigkeit
Foto: Land Südtirol, facebook
  • “Il C1 di tedesco? Si compra così”. Potrebbe essere questo “l’intertitolo” dei cinque minuti di tv all’interno del mirabile servizio di Report su Rai 3 sui precari della scuola nei quali si parla delle certificazioni linguistiche. La trasmissione di Sigfrido Ranucci andata in onda domenica sera ha raccolto testimonianze ai confini della realtà, come quella della prof, oscurata in viso, che telefona al centro di formazione e la segretaria le garantisce che avrà domande e risposte in anticipo.

    Il grosso del servizio era dedicato a mettere in evidenza gli spesso incredibili sacrifici che devono essere sostenuti da molti dei precari della scuola italiana e, allo stesso tempo, a denunciare le follie burocratiche per la stesura dei mille tipi di graduatoria e l’indizione dei concorsi. Una vera e propria selva inestricabile.

    “La graduatoria – dice ad un certo punto Danilo Procaccianti – sembra la raccolta punti del supermercato. Devi fare corsi per salire di punteggio”. Uno dei precari intervistati, a volto scoperto, racconta: “C'è gente che non parla una parola di tedesco e ha il C1 e […dopo aver enumerato una serie di altri corsi che vanno ”comprati“ per ottenere altri certificati, da quelli per l’uso della Lavagna luminosa a quelli per l’uso del tablet…] e non mi chiedete di più, dico solo che a noi queste certificazioni tocca solo andare a comprarle. E se qualcuno mi chiede: perché lo fate? Io non mi sento di colpevolizzare il precario che si indebita per iscriversi a questi corsi perché è una guerra tra poveri, come Squid game”. “Paghi e ottieni il titolo, con buona pace del merito e della formazione”, commenta il giornalista.

    Quindi arriva la testimonianza dell’insegnante precaria che racconta la propria esperienza con il volto oscurato. “Io ho fatto il pagamento del corso e avrei dovuto riceve le credenziali per accedere a un portale e ricevere il materiale per studiare e un tutoraggio. Passato un mese dal pagamento non ricevo le credenziali e quindi contatto l’ente. Il sito, mi dicono, è in manutenzione, e non posso accedere, ma nel frattempo posso comunque prenotare l’esame. Chiedo come è possibile prenotare senza aver prima visionato il materiale di studio e mi viene risposto che qualche giorno prima si riceve la prova già fatta”. Per essere sicuro di aver capito bene il giornalista fa chiamare l’ente davanti alla telecamera. E la segreteria conferma all’insegnante che riceverà le risposte qualche giorno prima dell’esame.

  • Molte segnalazioni di irregolarità: “Quanti sono i patentini fake?” Foto: SALTO - screenshot
  • Il caso altoatesino

    Con le dovute distinzioni, la vicenda narrata da Report ricorda alcune testimonianze raccolte da SALTO ad aprile 2025 dopo il caso delle due mediche licenziate dall’Azienda Sanitaria. Uscita la notizia erano pervenute in redazione molte segnalazioni di irregolarità in diplomi dal Sud della Germania e dal Sud Italia. Facendo le dovute scremature e cercando conferme incrociate si era poi arrivati a fare un articolo dal titolo “Quanti sono i patentini fake?”.

    Le segnalazioni raccolte indicavano sostanzialmente due modalità diverse per imboccare la scorciatoia: da un lato, l’ottenimento di certificati falsi dietro l’esborso di denaro (4.000 euro per il C1), il tutto all’insaputa delle scuole e degli enti certificatori (è il caso delle due mediche e del certificato riprodotto nella foto di apertura, che la scuola bavarese in questore non aveva mai emesso); dall’altro, come raccontato a Report, emergevano casi di persone che, perfino in comitiva, si recavano in due città, una in Campania e l’altra in Puglia, per ottenere le certificazioni con esami di cui avevano già le risposte, il tutto sempre all’insaputa degli enti certificatori (tipo Goethe Institut e Telc). 

    Dal racconto erano stati tolti tutti i possibili riferimenti alle categorie lavorative coinvolte, dal momento che, se per gli insegnanti intervistati da Report, il “pezzo di carta” vale qualche punto per le graduatorie, in Alto Adige/Südtirol, un falso in atto pubblico significa la perdita automatica del lavoro pubblico. Una cosa enorme, che riguarda la vita stessa delle persone. Come enorme sarebbe il numero delle persone che negli ultimi anni avrebbero usato i due tipi di escamotage per ottenere l’agognata assunzione nel pubblico impiego. 

    Essendo potenzialmente a rischio diversi servizi pubblici, la speranza era che si aprisse un dibattito politico sul modo in cui si può affrontare il problema, ma finora non si è andati oltre i “proclami” della Provincia e dell’Asl sulla sacralità del pilastro autonomistico e sulla “massima severità per le gravi violazioni”. Si è fatto finora il possibile per non fare chiarezza sui numeri complessivi e si è fatto in modo che diversi lavoratori si dimettessero per “motivi personali” prima che fosse fatto scattare il procedimento per far decadere i contratti di lavoro. Tutto giusto: resta il fatto che, forse, è fingere che il problema non esista il modo migliore per rendere meno sicure le fondamenta del pilastro.