Gesellschaft | Ossam

L’inferno degli altri

Non voltiamo le spalle all’inferno degli altri. C'è un clima di pericolosa indifferenza, eppure dilaga il disordine mondiale. Al caos si contrappone l’assuefazione al conflitto. Un'Interruzione poetica.
Der Krieg von Alfred Kubin
Foto: Eberhard Spangenberg, München/VG Bild-Kunst, Bonn 2018
  • L’umanità è divisa tra la ferocia e il sonno di un’anestesia morale. Il silenzio collettivo è complice. Lo alimenta il desiderio di ignorare il dolore altrui pur di non turbare la propria serenità. Scegliamo di dimenticare l’inferno degli altri per preservare la nostra pace apparente. Consapevoli di abitare anche noi questo tempo, assistiamo subalterni a una forma di colonialismo che impone la propria norma come l’unica possibile. Sono forse troppo distanti da noi quei territori e quelle genti? 

  • i fiori degli altri

    Sui pascoli di Palestina un fiore 
    e un morto, e un fiore e un morto,
    da dietro i Monti della Giudea i profeti non si alzano a guardare.
    Immagine di esistenza antica,
    che al limite dell’orazione impallidisce,
    poiché tutto si è ormai sciolto in un unico peccato.


    Si muove la morte per una terra promessa,
    sui pascoli di Palestina cadono i miseri sacrificabili,
    il profumo delle arance raccolte, i limoni e le olive.
    Sfioriture a seminare altri fiori
    in un prossimo tempo, dicono i profeti dei libri.


    Che nei libri prossimi le scritture 
    volgeranno lo sguardo sul cammino percorso, 
    tra le pagine l’esposizione di un morto, e un fiore e un morto.


    Dice Qohélet che tutto è come un soffio di vento, 
    tutto ciò che è già avvenuto accadrà ancora,
    e che non c'è niente di nuovo sotto il sole.
    Ma gli uomini del mondo, gli uomini del mondo,
    vanità è spargere sangue e disconoscere la storia e le storie, 
    e i fiori degli altri, che crescono e sfioriscono, 
    e il pianto che bagna i loro pascoli,
    e un fiore e un morto, e un fiore e un morto. 

  • Ossam - Interruzioni poetiche

    Ossam, un termine ladino che in tedesco significa Gebeine, in italiano i resti mortali.  Nella filosofia rappresentano la riflessione sulla condizione umana, sulla natura della morte e il rapporto tra corpo e anima. Stessa cosa fa la poesia, tocca i temi fondamentali dell’essere umano, che troppo spesso in vita agisce nella convinzione di essere immortale. All’opposto, tutto ciò che ci riguarda è soggetto a dissoluzione, ossam appunto.

    Roberta Dapunt ha voluto intitolare così la sua „rubrica claudicante“ per condividere occasionalmente le sue interruzioni poetiche con le lettrici e i lettori di SALTO.

    Foto: Samira Mosca