Chronik | Iran

Narges Mohammadi condannata in Iran

Si aggiungono altri sette anni alla condanna della premio Nobel e attivista per i diritti delle donne, già reclusa dal 2015 per aver denunciato il regime di Teheran.
Nages Mohammadi
Foto:  Elham Abbasloo / Middle East Images / IMAGO
  • Narges Mohammadi resterà in carcere: il suo avvocato Mostafa Nili ha raccontato che l’attivista iraniana per i diritti umani è stata condannata con due nuove sentenze, con annesse pene di carcere da sei e un anno e mezzo rispettivamente, per cospirazione e attività di propaganda. Alla pena si aggiungono anche il divieto di due anni di lasciare l’Iran e l’esilio nella città di Khosf, nella provincia orientale del Khorasan meridionale.

    Narges Mohammadi è un’ingegnera e giornalista, nota per il suo impegno a favore delle donne e dei prigionieri politici in Iran. Ha 53 anni ed è stata incarcerata quasi continuativamente dal 2015 nel carcere di Evin a Teheran dopo aver denunciato il governo iraniano per l’uso della tortura e la repressione delle libertà civili, con condanne che ammontano a oltre 20 anni di prigione e 150 frustate, subendo arresti, isolamento e maltrattamenti. Nonostante le dure condizioni, continua a protestare con scioperi della fame e a parlare pubblicamente delle violazioni in Iran, attirando l’attenzione internazionale e ottenendo nel 2023 il Premio Nobel per la Pace per il suo coraggio e impegno instancabile. La sua fondazione riferisce che la donna aveva iniziato un nuovo sciopero della fame il 5 febbraio, che è stata costretta ad interrompere per le gravi condizioni di salute. 

     

  • Ali e Kiana Rahmani hanno visitato Bolzano nel 2024, accompagnati dal padre, ed hanno incontrato la cittadinanza nel corso di un incontro pubblico in Sala di Rappresentanza promosso dalla Città di Bolzano e dalla Fondazione Alexander Langer. Foto: Seehauserfoto
  • I figli di Narges Mohammadi

    SALTO ha intervistato i suoi figli Ali e Kiana Rahmani, che erano ospiti a Bolzano per raccontare della madre, del suo impegno e del significato del premio, in un simbolico gesto di testimonianza e coraggio per il popolo iraniano. Recentemente i due ragazzi, che ora vivono assieme al padre in Francia, sono stati sentiti anche per commentare le proteste in Iran che il regime di Teheran sta reprimendo nel sangue.