Politik | Iran

“Sostenete la lotta del popolo iraniano”

Abbiamo parlato con Kiana e Ali Rahmani, figli della premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, nuovamente arrestata in Iran. Raccontano le violenze subite dalla madre, l’isolamento carcerario e le loro speranze legate alle proteste in corso.
premio nobel
Foto: Privat
  • SALTO: Come sta vostra madre e quali notizie avete dopo il suo ennesimo arresto, avvenuto il 12 dicembre?

    Kiana Rahmani: Purtroppo, da quando è stata arrestata, non abbiamo avuto alcun contatto diretto con lei. Ovviamente non può telefonare. Non può contattare nessuno al di fuori dell’Iran, né all’interno del Paese. Ha potuto fare una sola telefonata a nostro zio, suo fratello maggiore, per denunciare il modo estremamente violento in cui è stata arrestata dalle forze dell’ordine, insieme ad altre persone.

    Ali Rahmani: Il 12 dicembre mia madre e altri attivisti stavano rendendo omaggio a Khosro Alikordi, un avvocato impegnato nella difesa di oppositori e prigionieri, trovato morto in circostanze estremamente sospette nel suo ufficio a Mashhad, nel nord-est dell’Iran. Quando mia madre ha preso la parola davanti alla folla, le unità repressive del regime sono intervenute, l’hanno portata via con la forza e l’hanno arrestata. Non appena ha potuto fare l’unica telefonata, mia madre ha segnalato di aver subito gravi lesioni. Ha anche denunciato la persecuzione subita dai suoi compagni e amici militanti. Non era infatti l’unica: 38 persone sono state arrestate quel giorno e attualmente sono tutte in isolamento.

     

    "È stata arrestata in modo estremamente violento."

  • Premio Nobel per la Pace: I figli di Narges Mohammadi durante la ceremonia a Oslo nel 2023. Kiana e Ali ritirano il Premio al posto della madre, incacerata a Teheran. Foto: Privat
  • L’isolamento è una forma di tortura che mia madre ha sempre denunciato, in particolare nel suo libro La Torture blanche, dove descrive le violenze psicologiche inflitte dal regime, come l’isolamento prolungato. Essere incarcerati da soli per 30 giorni senza contatti è una prova estremamente dura. Oggi è il caso di mia madre e delle altre 38 persone arrestate. Anche il fratello dell’avvocato ucciso è stato arrestato e messo in isolamento. Siamo estremamente preoccupati per la loro sorte, sia per mia madre sia per gli altri detenuti.

    Avete informazioni sulle condizioni di salute di vostra madre, che è malata da tempo?

    Kiana Rahmani: Attualmente non riceve alcuna assistenza medica in carcere, poiché è in isolamento. Ha chiesto più volte di poter consultare un medico, in particolare a causa delle ferite che ha subito, ma tutte le sue richieste sono state sistematicamente respinte. Per quasi un anno, mentre era agli arresti domiciliari, riuscivamo a comunicare, tramite messaggi e telefonate. In quel periodo ha fatto domanda per un visto per venire a trovarci, ma le è stato negato.

    Ali Rahmani: Temiamo che ora, essendo in carcere, si ripeta lo stesso schema: un divieto totale di comunicazione, cosa che purtroppo è molto probabile.

  • Narges Mohammadi

    Narges Mohammadi è un’attivista iraniana per i diritti umani, ingegnera e giornalista, premio Nobel per la Pace 2023. Vice presidente del Centro per i Diritti Umani dei Difensori in Iran, fondato dal premio Nobel Shirin Ebadi, ha denunciato il governo per l’uso della tortura e la repressione delle libertà civili. Per questo è stata incarcerata quasi continuativamente dal 2015, con condanne che ammontano a oltre 30 anni di prigione e 150 frustate, subendo arresti, isolamento e maltrattamenti.  Ha ottenuto il Premio Alexander Langer nel 2009.

    I figli Kiana e Ali Rahmani, 19 anni, studenti, vivono in Francia dal 2015 con il padre Taghi Rahmani, giornalista e attivista politico. Nel 2024 hanno visitato Bolzano, ospiti del Centro Pace e della Fondazione Alexander Langer (vedere link tra gli altri articoli).

    Foto: Elham Abbasloo / Middle East Images / IMAGO
  • La forte repressione dei manifestanti

    Le attuali manifestazioni in Iran vi danno speranza per vostra madre o pensate che potrebbero portare a una repressione ancora maggiore nei suoi confronti?

    Kiana Rahmani: Entrambe le cose… Le proteste ci danno molta speranza. Per lottare e continuare quello che stiamo facendo, la speranza è indispensabile. Come ha detto mia madre, la vittoria non è facile, ma è certa. Ci arriveremo prima o poi, indipendentemente dai sacrifici.
    Per quanto riguarda mia madre, purtroppo, c’è un rischio maggiore di repressione. Se il governo non riuscirà a mettere a tacere il popolo, i prigionieri politici rischiano di essere ancora più isolati e torturati. Questo ci preoccupa enormemente, ma nonostante tutto siamo pieni di speranza.

     

     "I prigionieri politici rischiano di essere ancora più isolati e torturati."

     

    Ali Rahmani: Durante le recenti manifestazioni ci sono stati tra i 4.000 e i 5.000 arresti, se non di più. I prigionieri politici sanno quindi che qualcosa sta succedendo all’esterno, perché le celle sono piene. Anche in prigione gli oppositori mantengono viva la speranza. Secondo i rari video che riescono a uscire, la gente non parla più semplicemente di manifestazioni o proteste, ma di rivoluzione.

     

  • Ali e Kiana Rahmani hanno visitato Bolzano nel 2025, accompagnati dal padre, ed hanno incontrato la cittadinanza nel corso di un incontro pubblico in Sala di Rappresentanza promosso dal Centro Pace della Città di Bolzano. Foto: Seehauserfoto
  • Secondo voi che tipo di sostegno internazionale è necessario per il popolo iraniano che sta lottando con tanto coraggio?

    Ali Rahmani: La priorità assoluta è il ripristino di internet. Sono ormai più di tre giorni e mezzo che è interrotto, come nel 2019 durante le manifestazioni di Abadan. Quando il regime interrompe internet, spesso è per agire a porte chiuse. Stiamo parlando di migliaia di morti, di famiglie costrette a identificare i propri cari per strada. (Non ci sono stime ufficiali, molte organizzazioni umanitarie parlano di diverse centinaia di manifestanti morti soltanto negli ultimi giorni, n.d.r.) Il ripristino dell’accesso a internet è quindi essenziale. Inoltre, è necessario un sostegno logistico, in particolare medico. I medici che aiutano i manifestanti vengono arrestati. Gli ospedali vengono presi d’assalto per arrestare i feriti.

     

    "La democrazia deve essere costruita dalla volontà e dalla lotta del popolo iraniano."

     

    È inoltre necessario condannare con fermezza e aumentare la pressione sulla Repubblica islamica dell’Iran: manifestazioni davanti alle ambasciate, riconoscimento dei Guardiani della Rivoluzione come organizzazione terroristica, congelamento dei beni degli alti funzionari iraniani. Chiediamo anche agli attivisti e alle attiviste di unire le loro voci a quelle del popolo iraniano e di combattere questa battaglia insieme a noi.

    Come vedete la possibilità di un intervento militare contro il regime?

    Ali Rahmani: Il popolo iraniano è molto diviso riguardo all’aiuto militare. Alcuni lo richiedono, altri desiderano solo un sostegno politico e logistico. Mia madre, ad esempio, ritiene che la democrazia non possa essere né imposta né importata. Deve essere costruita dalla volontà e dalla lotta del popolo iraniano. L’aiuto americano nella regione è stato spesso dannoso e fonte di disordini. D’altra parte, sono possibili altre forme di sostegno, come l’aiuto all’accesso a internet: Donald Trump ha chiesto a Elon Musk di garantire una connessione internet, tramite i suoi satelliti Starlink, alla popolazione iraniana. Questo non può che essere applaudito.

    Ma non è con le bombe che si costruisce la democrazia o si porta la libertà. Deve essere costruita dalla volontà e dalla lotta del popolo iraniano. Se gli Stati Uniti d’America si dichiarano davvero alleati degli iraniani, possono fornire altri tipi di sostegno.