“Vogliamo democrazia e parità in Iran”
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SALTO: Signora Najafi, da iraniana che vive lontano dal suo paese da anni, quale è stata la sua prima reazione alla morte di Khamenei?
Sabri Najafi: Ho provato una felicità incontenibile del resto sognavo questo giorno da anni.
Negli ultimi giorni gli Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Iran. Che clima si respira oggi tra gli iraniani, dentro e fuori dal Paese?
Viviamo in un clima surreale e per certi versi paradossale. Fin da subito la maggioranza degli iraniani ha accolto con entusiasmo questa situazione. L’intervento militare era percepito, dopo la frustrazione derivata dalle stragi dello scorso gennaio che hanno provocato in tutto il paese e in pochi giorni migliaia di morti e feriti, come l’unica concreta possibilità di abbattere questo regime sanguinario. Abbiamo quindi e per certi versi invocato un intervento esterno che potesse cambiare il destino di oppressione a cui da 47 anni soggiacciamo. Nonostante questo la gente vive nell’incertezza di quello che riserverà l’immediato futuro e a questo si aggiunge per chi come me vive all’esterno l’angoscia per la sorte dei proprio cari. Le comunicazioni con chi vive in Iran sono estremamente complicate perché la rete internet risulta bloccata. L’unico mezzo che può essere utilizzato, quando possibile, sono le chiamate tramite rete fissa.
È in contatto con i suoi familiari? Che notizie riceve da dentro il paese?
Purtroppo non ho contatti in questo momento con i miei familiari che vivono in Iran a causa della difficoltà di comunicazioni. Le poche notizie che riescono ad arrivare giungono tramite persone che vivono nelle aree più prossime alle frontiere come ad esempio quella del Kurdistan oppure quelle che tutti possono raccogliere seguendo i media internazionali. -
Lei oggi vive in Alto Adige, cosa l’ha portata qui?
L’amore per un giovane studente tirolese di arte che ho incontrato a Firenze quando anche io vivevo e studiavo li.Di cosa si occupa?
Ho studiato scienze politiche ma ho lavorato nel campo del commercio e in particolare per diversi anni in una gioielleria.
Insieme al lavoro ho però sempre portato avanti anche il mio impegno come attivista per i diritti delle donne in Iran.“A mio parere essere una attivista per una donna e ancora di più se è iraniana è qualcosa di inevitabile”
Come è nato il suo impegno come attivista e come lo porta avanti qui?
A mio parere essere una attivista per una donna e ancora di più se è iraniana è qualcosa di inevitabile. Lottare contro le diseguaglianze di genere, che nel mio Paese cominci a percepire e provare sulla tua pelle fin da piccola, la definisco una azione dalla quale non ci si può esimere. Una lotta che in questi ultimi 47 anni ha permesso di tenere viva nonostante tutto la speranza che prima o poi un futuro migliore sarebbe arrivato.
Ricordo quando nel 2003 fu conferito il premio Nobel a Shirin Ebadi e che rappresentò un momento di grande euforia favorendo l’aggregazione intorno alla sua figura di tante donne che chiedevano uguaglianza. Fu l’occasione in cui prese forma per esempio la campagna di un milione di firme che aveva l’obbiettivo di chiedere che le leggi discriminatorie contro le donne venissero eliminate e per farle conoscere alle donne iraniane veniva loro consegnato, casa per casa, un libretto che gliele spiegava. Ma il mio vero battesimo del fuoco fu nel 2008 a Merano quando conobbi Shirin Ebadi che era stata invitata lì come madrina per i festeggiamenti per il 25esimo anniversario della fondazione del Museo della donne. Da quel giorno ho partecipato ad ogni incontro che avesse come tema la condizione della donna in Iran e in molte occasioni ne ho organizzato la realizzazione. -
Cosa pensa che accadrà al futuro dell’Iran?
È difficile prevedere in questa fase cosa potrà accadere perché sono ancora troppi i fattori che potrebbero influire. Un aspetto tuttavia credo sia da sottolineare ossia un risveglio e una crescita di movimenti e partiti politici che mancava da tempo in Iran e che in futuro rappresenteranno certamente il terreno fertile sul quale coltivare la democrazia.
“C‘è una crescita di movimenti e partiti politici che mancava da tempo in Iran che in futuro rappresenteranno certamente il terreno fertile sul quale coltivare la democrazia”
In momenti di forte tensione internazionale, come quello attuale, cosa succede alle richieste di libertà e diritti civili portate avanti dalla società iraniana?
Diventano ancora più attuali e pressanti anche se inevitabilmente rischiano di essere percepite da più parti come passate in secondo piano perché adombrate dagli eventi catastrofici che stiamo vivendo.
Dal suo punto di vista, c’è il rischio che l’attenzione internazionale si concentri sulla crisi militare e si parli meno delle proteste e della repressione in Iran?
Sì certo. Purtroppo la crisi militare e soprattutto le ripercussioni che provocherà e che in verità già sta provocando per esempio sull’economia globale farà si che l’opinione pubblica internazionale metta da parte considerazioni più alte per concentrarsi sugli effetti immediati e concreti che essa avrà per loro.
Con il confitto in corso, che spazio hanno le richieste del movimento “Donna, Vita, Libertà” in Iran?
Le richieste che il Movimento Donna Vita Libertà porta avanti nel Paese continueranno ad essere perseguite nonostante tutto. Il nostro obbiettivo è quello di giungere ad una democrazia piena e alla parità di diritti sostenendo il pluralismo nel Paese.
Come pensa che cambierà la condizione delle donne iraniane nel prossimo futuro?
Grazie alle battaglie portate avanti negli ultimi anni, sono certa che continuerà ad evolversi nella direzione della parità di genere ma sarà solo con la formazione di un governo democratico che tutto ciò potrà finalmente dirsi realizzato.
Dall’Italia e dall’Europa cosa si aspetta di più, concretamente, sul piano politico e civile?
Dall’Italia e dai paesi europei in generale mi aspetto il pieno sostegno delle rivendicazioni portate avanti in questi anni dalla società civile e nell’immediato la richiesta di rilasciare tutti i prigionieri politici attualmente detenuti nelle carceri e l’interruzione delle esecuzioni capitali.
Al tempo stesso auspico quando questo regime cadrà un pieno sostegno affinché il Paese possa rialzarsi ed essere messo in condizione di poter vivere democraticamente e nel rispetto dell’autonomia del proprio popolo.Come vive questa diaspora del popolo iraniano?
Con angoscia, tristezza e nostalgia ma sempre sognando che un giorno non lontano il mio amato Iran possa finalmente essere libero, giusto e democratico.
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