Sport | Paralimpiadi 2026

Il cuore paralimpico di Tesero

Una giornata alle Paralimpiadi in Val di Fiemme tra tifo internazionale, azzurri a un passo dal podio e classi di bambini che giocano con la mascotte Milo.
Paralimpiadi
Foto: Seehauserfoto
  • “Hop hop hop hop”, “Alè, alè, alè, ”Come on! Very nice, very nice!“. La musica di Tesero arriva da lontano, prima ancora di vedere gli spalti. Rimbalza tra gli alberi e la neve battuta - almeno quella ancora rimasta - mentre io e il collega fotografo Othmar Seehauser ci avviciniamo al Tesero Cross-Country Skiing Stadium che da febbraio è il cuore pulsante dello sci da fondo olimpico, nonché del biathlon e fondo paralimpico. Gli spalti ancora non si vedono, ma le primissime gare sono già cominciate.

    In pista, mercoledì 11 marzo, ci sono gli uomini della 10 chilometri individuale sitting, tecnica classica, a pochi passi dalle ”canalette", i tecninci che incitano gli atleti. Gli italiani in gara sono Michele Biglione, Giuseppe Spatola e Giuseppe Romele; quest’ultimo chiuderà al quarto posto, a un soffio dal podio.

  • I tifosi: Sugli spalti del Tesero Cross-Country Skiing Stadium Foto: Seehauserfoto
  • Arrivare allo stadio non è immediato. L’auto l’abbiamo lasciata al parcheggio Molina, a circa quattro chilometri di distanza. Dopo un tratto a piedi nella vallata, poco trafficata in questa giornata nuvolosa, finalmente saliamo sulla navetta. Solo a questo punto, dopo circa una decina di minuti, si entra davvero nel cuore sportivo della Val di Fiemme: il centro del fondo e del biathlon trentino, terra di tradizione e di gare storiche come la Marcialonga, e tra il 6 e il 15 marzo punto di riferimento dello sport paralimpico.

  • Gli stand: Foto: Seehauserfoto
  • Tra sponsor e pubblico

    Appena dietro gli spalti ci sono diversi stand: cibo, bevande, merchandising. E ovunque lo stesso cartello: “Pagamenti con carta? Accettiamo solo Visa”. Un dettaglio, questo, emerso anche nel racconto di SALTO durante la staffetta mista di biathlon ad Anterselva.

    Lasciati gli “sponsor” alle spalle, saliamo sulle tribune piene di tifosi. Bandiere, campanacci, cappelli e visi dipinti. Le lingue parlate sono diverse, ma il calore del tifo è uguale per tutti e molto avvolgente. Il pubblico si infiamma ad ogni passaggio degli atleti della propria nazionalità, trattenendo il respiro quando gli atleti commettono qualche sbavatura, perfino cadendo, ed esplodendo quando arrivano al traguardo dando tutto sé stessi negli ultimi metri.

    Succede anche durante la gara femminile della giornata: i 10 chilometri individuale standing, tecnica classica. In queste prove non c'è una partenza “di massa”. Le atlete partono una alla volta, distanziate di qualche secondo. Ci si gode ogni passaggio in pista.

  • Pagamenti con carta?: Solo con VISA. Foto: Seehauserfoto
  • Per apprezzare al massimo cosa si sta guardando bisogna fare un passo indietro. Nello sci di fondo paralimpico gli atleti sono divisi in tre grandi categorie. Standing, per chi gareggia in piedi sugli sci pur avendo disabilità agli arti. Sitting, per chi utilizza una slitta speciale – il sit-ski – e si spinge con le braccia. Vision impaired, per gli atleti con disabilità visiva, che gareggiano accompagnati da una guida vedente. All’interno di ciascun gruppo esistono poi classi funzionali diverse, che tengono conto del tipo e del grado di disabilità. Per rendere la competizione equilibrata si applicano coefficienti che modificano i tempi finali.

    È lo stesso principio che spiega perché alle Paralimpiadi esistano molte gare nella stessa disciplina. Nei 100 metri dell’atletica, per esempio, ci sono sedici finali diverse, non è una moltiplicazione casuale delle medaglie, ma il modo per garantire competizioni il più possibile eque tra atleti con condizioni differenti.

  • Nilden Vilde: impegnata nella gara dove ha vinto l'argento. Foto: Seehauserfoto
  • Anche russi e bielorussi

    Ma torniamo allo Stadio. Tra il pubblico si notano bandiere di ogni paese. Anche quelle russe e bielorusse, riammesse per la prima volta in una competizione paralimpica (ma non alle olimpiadi da poco terminate) dopo l’esclusione a causa dell’invasione dell’Ucraina nel 2024. La loro presenza era stata contestata durante la cerimonia d’apertura del 6 marzo.

    Distolgo lo sguardo dai vicini russi e mi avvicino a due tecnici del comitato paralimpico italiano. Un uomo e una donna stanno seguendo la gara di Mattia Dal Pastro, impegnato nella 10 chilometri standing maschile. Parlando, però, il tecnico torna subito alla gara di poco prima, quella di Giuseppe Romele, già bronzo a Pechino. “Tre secondi e mezzo - commenta - sono veramente nulla in una gara da dieci chilometri. Speravamo molto proprio nella categoria sitting. Peccato aver concluso a un passo dal podio”. Poi aggiunge, con un mezzo sorriso: “Abbiamo visto Bebbe a fine gara ed era soddisfatto del tempo. Ma resta davvero un peccato per la medaglia mancata”. La collega vicina racconta invece la quotidianità della squadra durante i Giochi. “Alloggiamo a Predazzo. Il clima è molto bello e nel weekend gli spalti sono sempre pieni e anche oggi, che è mercoledì, c'è tanto pubblico. Gli atleti lo sentono”. Sul piano logistico, dice, la situazione è positiva. “Non abbiamo ricevuto segnalazioni dagli atleti. Accessibilità e spostamenti stanno funzionando bene. Sta andando tutto per il meglio”.

  • Nitta Yoshihiro: impegnato nella gara Foto: Seehauserfoto
  • In pista, intanto, Dal Pastro è a metà gara. “Per lui, per ora, non sta andando benissimo, ma siamo sicuri che stia dando il massimo”. Chiuderà ventitreesimo, tra gli applausi del pubblico italiano, sostenuto da cartelloni degni di un fan club.

  • Il tifo per: Mattia Dal Pastro Foto: Seehauserfoto
  • La mascotte

    Finite le gare degli azzurri, ci concediamo un giro attorno stadio. Tra i tifosi - molti i giapponesi presenti (probabilmente per via del numero elevato di atleti di fondo e biathlon, ben dodici) - bandiere e incitazioni coordinate. Poco più in là una classe di bambini delle scuole elementari ha trovato un altro modo per divertirsi: Milo, la mascotte delle Paralimpiadi. Si tratta di un ermellino scuro, fratello della mascotte olimpica Tina. Nella storia dei Giochi Milo è nato senza una zampa e ha imparato a muoversi usando la coda per mantenere l’equilibrio: un piccolo racconto simbolico per gli atleti paralimpici, che parla di adattamento e determinazione. “Six-seven, six-seven”, gridano gli alunni. Si riferiscono al gesto di mimare un movimento di bilancia con le mani, diventato virale in contesti “nonsense” o per indicare “più o meno”. Milo li asseconda, dopo qualche scatto di rito per immortalare la gita di classe. 

  • La mascotte Milo: simbolo delle Paralimpiadi Foto: Seehauserfoto
  • Quando usciamo dallo stadio la giornata non è più soleggiata e sta volgendo al termine, come queste Paralimpiadi di Milano-Cortina in cui l’Italia potrebbe ottenere un record di medaglie, proprio come alle Olimpiadi (lo ha ottenuto oggi, venerdì 13 marzo). La navetta verso il parcheggio, a differenza dell’andata, è piena. Insieme a noi c‘è una classe di una scuola dell’infanzia di Cavalese. Durante il tragitto, con la testa appoggiata al finestrino, uno di loro si addormenta.
    Forse è la conclusione più bella per una giornata così. Dopo ore di tifo, cori, campanacci, c’è il silenzio leggero di una navetta che attraversa la vallata, e la sensazione di aver visto da vicino la fatica di uno sport “di casa”.