Politik | Il commento

La grande beffa della cabinovia

Il commissario Saldini dice che l'impianto di Socrepes aprirà a fine mese. Dopo aver giurato per mesi che sarebbe stato pronto per i Giochi vede „il bicchiere tutto pieno“. Dalle carte emerge che per Graffer la scadenza è in realtà il 24 febbraio.
Le cabine turche
Foto: Voci di Cortina
  • Ora è ufficiale: la cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina non sarà pronta neppure per il SuperG del 12 febbraio. “Sarà in funzione a fine mese, pronta per le Paralimpiadi”, dice, con nonchalance, il commissario per le opere olimpiche Fabio Saldini al Corriere Veneto. “Non era tra le opere indifferibili, abbiamo accettato la sfida per la richiesta di mobilità di chi organizza le Olimpiadi e la stiamo concludendo bene”, aggiunge. La frase più bella, che non può non richiamare alla mente un titolaccio di un giornale satirico degli Anni Novanta qui non riproducibile, è: “Il bicchiere non è mezzo, ma tutto pieno”. 

    Proviamo a riepilogare la vicenda il più sinteticamente possibile. 

    I Giochi olimpici sono stati assegnati a Milano-Cortina nel 2019. Dopo il Covid ci sono stati cinque anni di tempo per realizzare le opere. Pochi per infrastrutture tipo la variante ferroviaria della val di Riga (un progetto nella lista delle Olimpiadi ma finanziato dal PNRR, con scadenza quindi comunque a metà 2026), apparentemente abbastanza per costruire palazzetti, trampolini, e piste da bob. Senza dubbio sufficienti per costruire anche l’impianto a fune più complesso del mondo. Il bando da 22 milioni per la cabinovia Apollonio-Socrepes, però, viene pubblicato solo nella tarda primavera del 2025 (il 27 maggio) e vi si prevede che l’opera debba essere messa in esercizio tassativamente entro l’inizio delle Olimpiadi. Per l’esattezza si prevedono 224 giorni di lavori e opera pronta al massimo entro il 5 febbraio. Collaudi compresi, ovviamente. Ma come vedremo più avanti con l’assegnazione diretta, nonostante le dichiarazioni pubbliche, si prevedeva già la messa in esercizio entro il 24 febbraio e il completamento dell’appalto entro il 30 aprile. Non è uno scherzo.

    I due principali operatori europei del settore, Doppelmayr e Leitner, decidono di non partecipare. La motivazione è tecnica: sei mesi non sono sufficienti per costruire una cabinovia, soprattutto su un pendio classificato come altamente franoso come quello che dal centro di Cortina porta a Socrepes passando per Mortisa (qui il primo articolo della serie).

  • Stazione a valle: foto scattata oggi 10 febbraio Foto: A.P.
  • La gara va quindi deserta. A quel punto si procede con una negoziazione privata affidata a Graffer, azienda fino ad allora specializzata in revisioni e manutenzioni, che non aveva mai realizzato una cabinovia ex novo. Mai. La scelta viene rivendicata politicamente. In un’intervista il ministro Abodi (ne parlammo qui) parla incautamente di “superare il duopolio” del settore. E' evidente che la decisione è stata presa a tavolino e che l’obiettivo è dare una “lezione” ai due colossi, implicitamente accusati di tenere volutamente bloccato il mercato, e di non essersi voluti sacrificare per la causa olimpica.

    La stessa procedura di negoziazione privata viene utilizzata anche per gli impianti di Bormio. In questo caso, per una scelta quantomeno prudente, non si fa nemmeno finta di avviare i lavori (questo l’articolo sul Pasticcio olimpico). Resta però il dato di fondo: le negoziazioni private, secondo il Codice degli appalti, dovrebbero essere motivate da una comprovata urgenza e che urgenza c’era se non si prova nemmeno a costruirli?

    Nel giro di poche settimane, il quadro economico dell’intervento di Cortina passa da 23 a 35 milioni di euro: un aumento di circa il 52%. Un incremento che, di fatto, modifica radicalmente le condizioni originarie della gara. Con una cifra di questo tipo – che consente una turnazione doppia dall’alba fino ad oltre il tramonto, lavori notturni (in un’intervista a SALTO Lima rivendica di aver acquisito l’azienda che deve fare i sostegni perché se è il caso potrà far lavorare gli operai di notte, ed, in effetti, i piloni vengono posizionati in buona parte di notte, ndr), forniture accelerate e progettazioni senza limiti di orario – non è affatto scontato che il mercato sarebbe rimasto privo di alternative. Anche perché esistono operatori francesi e di altri Paesi europei, che magari il lavoro per 23 milioni non lo avrebbero fatto perché impossibilitati a stare nei costi, ma per 35 sì. 

    Nel frattempo emerge (sempre dall’intervista) che per poter partecipare Graffer ha ottenuto le garanzie tecniche ed economiche (il cosiddetto avvalimento) dalla turca Anadolu Teleferik. Un’azienda che, secondo diversi operatori del settore, avrebbe avuto difficoltà a ottenere le certificazioni CE di tutta la complessa componentistica, anche alla luce dei problemi non piccoli avuti negli ultimi anni nel suo Paese di origine.

  • Da luglio 2025 in poi, chiunque abbia sollevato dubbi sulla possibilità che la cabinovia fosse pronta per le Olimpiadi è stato deriso o liquidato come disfattista, mestatore, portasfiga, o, più di recente come persone  “che remano contro l’Italia”. Allo stesso tempo, nessuno dà risposte pubbliche sulle certificazioni, sulla progettazione esecutiva, né sulla documentazione relativa all’immunità di frana. Silenzio. Tace Simico. Tace la Regione Veneto. Il messaggio sotteso è: faremo parlare i fatti. 

    Sergio Lima, l’anima di Graffer, ha tuttora in corso un processo per turbativa d’asta a Verona, con prossima udienza fissata al 26 febbraio. Il Codice degli appalti non prevede un’esclusione automatica in casi del genere, ma impone alla stazione appaltante una valutazione del caso. Come SALTO abbiamo chiesto due volte se esistesse documentazione relativa a questa valutazione. Non abbiamo mai ricevuto risposta.

  • Salvini e Marturano: Il direttore del settore funivie di Ansfisa sui social è un grande sostenitore del ministro Matteo Salvini Foto: LinkedIN
  • Lima, sempre nell’intervista, aveva garantito che il progetto esecutivo sarebbe stato depositato a fine settembre e che la cabinovia sarebbe stata montata entro la fine dell’anno, per avere il tempo necessario per i collaudi. Questo non è avvenuto. Il progetto esecutivo era stato giudicato incompleto ancora a dicembre, mentre da bando, come è facilmente verificabile, doveva essere tassativamente pronto entro 30 giorni dall’assegnazione dell’appalto. Sono stati chiusi non uno, ma due occhi.

    I fatti ora parlano e i lavori non sono terminati nei tempi, nonostante sia stata creata un’autostrada burocratica con condizioni irripetibili per qualunque altro progetto di interesse pubblico realizzato da privati. L’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa), in nome delle Olimpiadi, ha rilasciato un nulla osta per consentire il proseguimento dei lavori senza veramente rilasciare un nulla osta (ne abbiamo riferito qui).

    Fino a metà gennaio Simico e Graffer garantivano in tutte le interviste l’apertura dell’impianto prima delle Olimpiadi (facemmo il punto della situazione con questo articolo e un video che ha superato le 100.000 visualizzazioni solo su YouTube).

    Una settimana fa si parlava ancora di un possibile avvio entro il SuperG del 12 febbraio, nonostante le cabine non fossero arrivate e i tecnici stimassero almeno altre due settimane per terminare le cablature elettriche. Nelle ultime settimane il direttore della sezione impianti a fune di Ansfisa, Pietro Marturano, salviniano di ferro, ha mostrato quanto il governo teneva all’opera realizzata da Graffer con la sua rassicurante presenza nel cantiere di Cortina. Cinque giorni fa i vertici della Graffer arrivavano persino a ipotizzare una dimostrazione simbolica ad uso e consumo di fotografi e cameramen: far “girare l’impianto con il motore di recupero” a velocità ridotta con alcune cabine attaccate. L’obiettivo era poter dire: “Non ce l’abbiamo fatta per un soffio”. Ma basta parlare con qualunque tecnico del settore per capire che non è affatto così. Facendo lavorare a ritmi folli e senza badare a straordinari le maestranze, Graffer è arrivata più avanti di quanto ci si immaginasse. Farcela d’un soffio avrebbe voluto dire montare tutte le 50 cabine entro la fine dell’anno e fare i collaudi come devono essere fatti. Al 10 di febbraio le cabine turche non sono ancora arrivate tutte a destinazione. Far passare l’idea che “ci è mancato poco” è come minimo fuorviante.

    Nel frattempo emergono altri elementi: cabine con sistemi di chiusura che operatori del settore dicono di non aver mai visto, nemmeno negli anni Ottanta; decine di foto di operai al lavoro senza dispositivi di sicurezza; totale assenza di aggiornamenti sulle certificazioni e sull’immunità di frana. 

  • Chiusure non convenzionali: Esperti del settore sostengono che questo tipo di chiusure sono del tutto atipiche. Foto: SALTO
  • Il Prefetto due giorni fa ha disposto la chiusura delle scuole, contro la volontà di SIMICO, per limitare i disagi del traffico. Tutto questo è stato fatto con l’unica motivazione che serviva per portare il pubblico nella zona del parterre della discesa libera, ma la gara si è già svolta domenica. 

    È altrettanto chiaro che l’impianto, per funzionare a regime, avrà bisogno di un parcheggio da circa 700 posti. Ma il Comune di Cortina non ha ancora pubblicato alcun bando. Anche ammesso che lo faccia a breve, il parcheggio difficilmente sarà costruito e agibile prima di due-tre anni. E nel frattempo? Il prossimo inverno il Comune veneto aprirà l’impianto da 35 milioni, che, essendo costruito su una frana ha dei costi di manutenzione più alti? O si aspetterà di avere il parcheggio per poter garantire un numero sufficiente di ticket? 

    Nel bando originario, peraltro, erano previste salate penali se non si fossero rispettati i tempi di consegna. Si parlava di 33.000 euro di penale per ogni giorno di ritardo con l’importo a base d’asta di 22 milioni.  Con l’importo balzato senza battere ciglio a 35 milioni a quanto ammontano le penali? 

  • Ma nell’aggiudicazione alla Graffer che si può leggere nel pdf inserito qui sopra, come aveva riferito Lima, le condizioni sono rimaste le stesse del bando di maggio. Solo che chiudendo a tutti gli effetti la negoziazione privata 19 giorni dopo, il 15 luglio, il termine dei 224 giorni scade il 24 febbraio. A Olimpiadi finite. Al punto 5.1.3 si legge che la consegna  dell’intero appalto è prevista a fine aprile 2026. Quindi le penali che per gli aggiudicatari del primo bando sarebbero scattate dal 6 febbraio, ora scattano dal 25 febbraio per la messa in esercizio e dal primo maggio per il completamento dell’appalto con i vari locali tecnici. Quindi, in sintesi, non c’era nessun bisogno di aumentare la spesa pubblica del 50%.

    Con il clima che si respira oggi a livello mediatico istituzionale, nessuno dovrà rendere conto a nessuno di nulla, ma viene da chiedersi: in un caso del genere la responsabilità di non aver rispettato gli impegni presi pubblicamente (non su carta) può essere attribuita alla ditta esecutrice che non aveva mai costruito una cabinovia prima d’ora o dovrebbe essere in capo al committente che si è rivolto - scientemente, come sfida personale - a una ditta che non aveva mai costruito una cabinovia?

    La folle corsa contro il tempo non è dunque ancora terminata, Graffer non aveva alcun obbligo di terminare entro l’inizio dei Giochi olimpici e ora ha 15 giorni per non pagare nessuna penale. L’annunciata replica del “miracolo della pista da bob” non c'è stata. Difficile che Saldini ammetta che Doppelmayr e Leitner avevano le loro ragioni a non partecipare all’appalto e che se avessero fallito avrebbero avuto danni di immagine enormi (del ritardo della cabinovia hanno scritto tutti, negli Stati Uniti, in tutta Europa, in Cina, in Giappone, in Corea del Sud) che, ovviamente, la “piccola” Graffer non avrà.

    A fronte di tutto questo, il commissario Fabio Massimo Saldini vede il bicchiere “tutto pieno”. E niente, figuriamoci a che punto saremmo, se fosse stato mezzo pieno.